Avevo un cappotto viola

Imagedi Anna Mastino.

Storia di una domenica pomeriggio nella palazzina occupata di via Orfanotrofio ad Asti. (Quest’anno “Buon Natale” ve lo diciamo con queste parole: grazie ad Anna Mastino per avercele donate …).

Usato, come la maggior parte dei miei vestiti, ereditato da un'amica.

Mi piacciono gli oggetti vecchi e usati che hanno una storia da raccontare ... I giocattoli abbandonati da qualche bambino diventato grande, i libri sfogliati da altre dita, i vestiti che hanno scaldato e nascosto i corpi di chissà chi altro. E le case che sono li da tanto tempo: sfiorare con la mia le vite che ci sono passate dentro, le trame di sogni, di sofferenze, di risate e i pianti che quelle pareti hanno abbracciato.

Il mio cappotto viola si è macchiato di qualcuna di queste vite ...

In una casa che forse non è ancora casa ma ha l'ambizione di diventarlo.

Si è macchiato dei colori usati per colorare i vetri di un palazzo triste: perchè diventa triste un palazzo quando è lasciato solo. Perchè è triste una famiglia che non ha una casa.

E allora è naturale unire due solitudini e lasciare che si scaldino a vicenda. E, se mentre ci si scalda dipingendo un sole finto, cade una goccia sul cappotto, non ci si arrabbia più. Perchè il cappotto viola adesso ha più storie da raccontare. Parla di un papà dall'aria buona che racconta la sua gratitudine verso il medico astigiano che ha salvato la sua bimba appena nata. Parla di un lavoro perso dopo 13 anni e due figli ancora piccoli. Parla di N. e del suo nome scritto all'incontrario come fanno tanti bambini della sua età. Parla di un palazzo che si rianima e ridà un senso alle sue fondamenta, alle sue porte aperte, al suo tetto messo di nuovo sulla testa di qualcuno.

Ma racconta anche del sospetto di chi non si fida, di chi ancora teme l'altro da sè: di chi è cresciuto pensando che il “prossimo tuo” sarà solo il prossimo a fregarti.

Ma le macchie sul cappotto dicono che quei piccoli Van Gogh sono ancora in tempo per crescere convinti che il mondo sia un buon posto per vivere e per incontrare l'altro ... Lo hanno dimostrato rimanendo a dipingere i vetri in stanze gelate, con mani intirizzite e nasi rossi perchè il piacere di giocare col colore è più forte del male che porta il freddo. Perchè la gioia passa anche attraverso la fatica. Che divisa fra tutti, pesa di meno. Lo sanno anche i bambini.

E quelle madri che guardavano infreddolite forse neanche lo sapevano che, con gli alberi verdi e il fumo che usciva dal camino di una casa disegnata, i loro figli stavano già progettando la speranza per un loro futuro migliore.

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