Dalla Liguria il situazionismo di Gallizio

 

Francesca Romana Recchia Luciani*.

«È tornato a casa con i suoi quadri, il ragazzo di allora e il pittore di poi, quelle tante vite che ha vissuto; è tornato e forse anche il paese, tanti anni dopo, ha capito che sì, era veramente successo qualcosa, in quei giorni di luglio di quando la guerra era finita solo da una dozzina d’anni, e che quegli stranieri che ogni anno a luglio arrivano, e c’è chi canta e chi beve, in onore di Debord e degli altri, in piazza San Sebastiano, non sono solo dei tipi strani».

 

QUELL’UOMO non più ragazzo è Piero Simondo, coprotagonista di un piccolo, prezioso testo che racconta in presa diretta, con la scrittura semiautomatica di un film che dipana le sue sequenze al rapido ritmo cinematografico di una docufiction più che di una cronaca giornalistica, una storia semisconosciuta in cui la testimonianza fotografica e documentale riflette e rimanda quella esistenziale dei suoi interpreti. Un’imprevedibile situazione. Arte, vino, ribellione: nasce il Situazionismo è il frizzante libro, edito da Il Nuovo Melangolo (pp. 94, euro 14), che Donatella Alfonso ha dedicato al poco noto esordio, esattamente sessant’anni fa, dell’Internazionale Situazionista in quel di Cosio D’Arroscia, paesino di circa duecento abitanti arroccato sulle Alpi liguri.

Era il 28 luglio 1957, in quel luogo che non poteva essere più congeniale, cioè nel retrobottega di un bar che serve il buon vino locale sin da prima mattina, e un gruppo di visionari finì per fondare un movimento che non ha solo lasciato un segno profondo nella storia del Novecento ma che ancora oggi viene apprezzato per la sua lungimiranza, tuttora capace di renderlo attuale. L’insieme, composto da Guy Debord e dalla compagna Michèle Bernstein, dall’artista danese Asger Jorn (animatore del gruppo CO.BR.A. trasferitosi ad Albissola Marina, nel savonese, ove è oggi visitabile la sua casa-museo), dallo «psicogeografo» inglese Ralph Rumney (con la moglie Pegeen Guggenheim, pittrice figlia di Peggy, in quest’occasione volontariamente defilata), da Giuseppe Pinot-Gallizio, il farmacista di Alba trasformatosi nell’inventore della «pittura industriale» (scoperto da Carla Lonzi che gli dedicò finanche un documentario per la RAI), dal geniale compositore Walter Olmo, albese anche lui, viene convocato a Cosio dall’artista Piero Simondo e dalla moglie Elena Verrone. In questo piccolo e vivace libro viene dettagliatamente ricostruita, attraverso documenti, lettere, fotografie e soprattutto per il tramite della diretta testimonianza dello stesso Simondo, la vicenda che conduce nella sperduta Cosio questa pletora di personaggi geniali e creativi, nonché l’autore de La società dello spettacolo, quel Guy Debord cui viene fatta risalire l’intuizione situazionista.

IL VOLUMETTO rappresenta anche il tentativo riuscito di restituire spessore a tutti i protagonisti coinvolti in questa inedita situazione, uomini e donne cui la ricostruzione della vicenda esistenziale, nonché della biografia artistica e intellettuale, condotta con empatica puntualità dall’autrice che dedica ad ognuno di essi un capitolo del suo volume, restituisce lo spessore e il ruolo che meritano nel panorama umano e artistico-culturale in cui il Situazionismo s’impone.
Chi vuol conoscere la rivoluzione culturale situazionista troverà in questo testo la puntigliosa descrizione di un accadimento che, realizzatosi in un minuscolo e ossimorico paese delle Alpi Marittime a soli trenta chilometri dal Mar di Liguria, ormai appartiene alla storia culturale europea nella misura in cui «quel gruppetto di pazzi amici di Piero , lui sì amico di tutti, lui sì del paese, non erano venuti lì per una baldoria, ma per un’avventura che poteva nascere solo così, perché se sei lettrista o psicogeografico o immaginista, se hai vent’anni o anche se non li hai più, ma sai che l’idea più urgente è quella di cambiare il mondo, ecco che sei chiamato a inventare una cosa sola: l’Internazionale Situazionista».

QUEL SITUAZIONISMO, nato in quell’improbabile occasione dalla fusione del movimento «lettrista» con il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista, che rappresenta ancora oggi un’avanguardia mai tramontata in quanto tale essendo rimasto non solo un’anticipazione e un’intuizione culturale che preconizzava cambiamenti sociali e culturali come quelli che caratterizzarono il Sessantotto, ma soprattutto quasi cristallizzato nel suo emergente stato di proiezione sul futuro, di visione a venire, di prospettiva avanzata sulla realtà.

*Articolo apparso su il Manifesto: https://ilmanifesto.it/guy-debord-pinot-gallizio-e-una-riunione-di-amici-geniali/

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