Appello per il ricongiungimento familiare dei cittadini afghani

A cura di PIAM onlus Asti.

Non che prima si stesse proprio bene in Afghanistan ma, con la presa del potere da parte dei talebani, la situazione per i civili, soprattutto per le donne, è diventata tragica.
Alcuni afghani residenti in Italia, descrivono così la situazione attuale per le loro sorelle, madri, mogli: “Sono nascoste in cantina con il terrore che, da un minuto all’altro, arrivino ad ammazzarle”. Madri e sorelle nascoste come topi. I talebani le cercano casa per casa, magazzino per magazzino. “Cercano anche solo le tracce. Trucchi, vietati. Libri, vietati”...

A fronte di questa situazione, molti Afghani residenti in Italia si sono attivati per inviare la domanda di ricongiungimento familiare. Ma nonostante l’emergenza umanitaria senza precedenti, le procedure sono rimaste le stesse di sempre: nessuna deroga. Chi vuole lasciare l’Afghanistan deve avere il passaporto. La carta d’identità non basta.

È paradossale che non sia stata aperta una procedura emergenziale.
Per inviare la domanda di ricongiungimento, che si può fare per via telematica con lo SPID, è obbligatorio caricare le foto dei passaporti di chi è in Afghanistan, e che siano in corso di validità.
Quindi le donne che stanno rischiando di morire, dovrebbero andare dai talebani e chiedere se rilasciano un passaporto o rinnovano quello scaduto.
È folle.
Basterebbe che venisse riconosciuta la loro carta d’identità, considerata la situazione. Non è così difficile da capire.
Altrimenti il rischio reale è che a causa di una burocrazia italiana cieca e inchiodata al passato, in tantissimi pagheranno con la vita.

Inoltre la legge prevede che se hai lo status di rifugiato politico in Italia puoi chiedere il ricongiungimento dei familiari solo per genitori, mogli e figli. Nulla per le sorelle o altri gradi di parentela.
Anche in questo caso è necessario rivedere le regole, troppo stringenti.

Data la situazione chiediamo:

- che venga aperta una procedura straordinaria valida anche per chi è in possesso solo della carta di identità e allargata a parenti di secondo grado e fratelli e sorelle.

- che venga individuata una sede diplomatica italiana dove poter ritirare i Visti.

Questo appello sarà inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell'Interno, al Ministero degli Esteri.

Aderisci all'appello inviando mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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