Cemento Littorio o Partigiano ?



di Gianfranco Monaca.


Si chiamava, cent'anni fa, ”collina del castello di Rabezzana”, poi è diventato un bene pubblico (ma, a pensarci bene, lo era già prima, nel senso che l'ossigeno prodotto da un bosco appartiene a tutti, indipendentemente dalle scritture notarili): negli anni Trenta è diventato “Bosco del Littorio” e dal 1945 “Bosco dei Partigiani”. Come per tutte le aree verdi pubbliche si è verificato negli anni il lento movimento di erosione; anzi, pare che la destinazione delle aree verdi pubbliche sia quella di cronometrare quanto tempo ci vuole per riprivatizzarle ...

Una specie di Gioco di Monopoli, ma in grande. Lungo la “Via del Bosco”, lo sferisterio e il Circolo Dipendenti Comunali; la Scuola Materna all'interno e lungo il Corso Regina (rinominato poi Viale Partigiani), dopo il pilone dedicato a San Giuseppe in ringraziamento per la fine della Prima Guerra Mondiale, dopo le villette uni-bifamiliari degli anni Venti nulla era accaduto fino agli anni Cinquanta, con le palazzine che ormai gli fanno da recinzione fino a Piazza Lugano.

Negli anni Ottanta – non senza rimostranze della pubblica opinione, condivise finanche da qualche assessore all'interno della Giunta comunale – si faceva largo un distributore di benzina che non ebbe vita lunga e l'area di pertinenza fu recintata come un bene lasciato in abbandono. Qualche incauto aveva cominciato a sperare che l'Amministrazione Comunale si stesse muovendo per restituire l'area alla cittadinanza: imprudenza gravissima, poiché in questi giorni è comparsa, sulla recinzione a bordo marciapiede, la pubblicità di una ditta di costruzione che invita all'acquisto di appartamenti di prossima costruzione sul sedime dei serbatoi di idrocarburi.

Così si trasforma un prato in una pompa di benzina, e una pompa di benzina in una scaffalata di alloggi a mutuo variabile. Natura non facit saltus (Leibnitz 1704, Linneo 1751): piccoli cementificatori crescono, basta dargli corda (e tempo).

Nella Costituzione della Repubblica Italiana è scritto che la proprietà privata deve essere esercitata rispettando l'interesse della collettività ad un impiego della ricchezza che vada a vantaggio generale o quanto meno non arrechi pregiudizio alla collettività ed ai singoli.
Ma quale interesse abbia la collettività nel vedersi progressivamente mutilare le aree verdi, chi ce lo spiegherà ?   

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