L'invasione che non c'è...

Sabato 16 novembre alle ore 10 al Centro Culturale San Secondo di Asti (via Carducci 24) la Diocesi di Asti organizza un incontro pubblico dal titolo "L'invasione che non c'è. Immigrazione e società Italiana", relazione e dibattito all’interno del convegno "Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Migrazioni e sfide pastorali".
Relatore sarà Maurizio Ambrosini, sociologo dell'Università di Milano. L’obiettivo dell'incontro è proporre un’analisi dei fenomeni migratori e di come sono letti dalla società e dalla politica...

Ospite d’eccezione sarà Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni nell’università degli studi di Milano. Insegna inoltre da diversi anni nell’università di Nizza e dal 2019 nella sede italiana della Stanford university. È responsabile scientifico del Centro studi Medì di Genova, dove dirige la rivista “Mondi migranti” e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni. Dal luglio 2017 è stato chiamato a far parte del CNEL, dove è responsabile dell’organismo di coordinamento delle politiche per l’integrazione. È autore di molti testi.

"L’invasione che non c’è, Immigrazione e società italiana” è il punto centrale del seminario "che intende proprio fare un’analisi dei fenomeni migratori e soprattutto di come li leggono o sono indotti a leggerli la popolazione, la società, ma anche la politica" dice don Dino Barberis. "Vogliamo interrogarci su questo - ha aggiunto il vescovo Marco Prastàroche per la nostra Chiesa è motivo di stimolo e sfida".

Si parlerà dell’Impatto delle migrazioni sulla pastorale diocesana, con interventi dei tre delegati vescovili per la pastorale don Antonio Delmastro, don Simone Unere e don Dino Barberis.

Viviamo giorni d’incertezza di fronte all’evoluzione politica del paese, ma non manca la speranza di una svolta che segni una netta discontinuità nelle politiche migratorie. Per oltre un anno, la discussione sul tema è stata polarizzata sugli sbarchi dal mare e sull’asilo, salvo occasionalmente allargarsi alla cronaca nera. Basta andare a rileggere il contratto su cui nacque il governo Conte-Salvini-Di Maio. Migranti e rifugiati sono sistematicamente confusi e si parla di “flussi migratori” per intendere gli arrivi dal mare. Oggi scarsissimi, ma sempre minoritari anche negli anni scorsi rispetto alle altre modalità d’ingresso: famiglia, studio, lavoro e diverse altre. Senza contare, beninteso, i migranti interni all’Ue (1,5 milioni in Italia), che non hanno bisogno di permessi per insediarsi nel nostro paese.

Alle 14.30 prenderanno il via i laboratori pastorali. Tra gli argomenti che affronteranno: la cura pastorale delle etnie, catecumenato e catechesi per gli stranieri; la presenza dei giovani stranieri negli oratori e nella pastorale giovanile; per una celebrazione a misura dei cattolici di altre provenienze etniche; vicinanza e accompagnamento alle assistenti domiciliari; dall’accoglienza alla costruzione di una società plurale e solidale.

In ogni laboratorio un esperto introdurrà alla discussione con un breve intervento, quindi ci si confronterà su quali strade proporre per il futuro mettendo insieme le esperienze che già esistono e si conoscono e infine individuare gli uffici diocesani ai quali affidare il compito di portare avanti le proposte.

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