Le condizioni dei richiedenti asilo a Roddi e La Morra: il report di CarovaneMigranti

Quelle che state per leggere sono pagine pubblicate per la prima volta. Si tratta di un report curato da CarovaneMigranti, frutto di informazioni raccolte e verificate in mesi di contatto e scambio con i richiedenti asilo dei Cas di Roddi e La Morra (Santa Maria). I centri, all’interno di quelle che in passato erano delle strutture alberghiere, distano rispettivamente quattro e undici chilometri da Alba (Cn) e dalla locale scuola di italiano presso la sezione del Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti (CPIA). Sono testimonianze, evidenze che dimostrano, purtroppo, quanto sia sottile la linea tra gestione e malagestione dei centri di accoglienza, anche nella nostra "isola felice", come viene comunemente chiamata la zona dell'albese e dintorni ...

"Prima della manifestazione del 13 gennaio (oggi siamo a due mesi esatti di distanza), dopo i vergognosi eventi che hanno seguito la protesta e dopo il sopralluogo nelle strutture dei responsabili della Prefettura di Cuneo.

È giusto ricordare che il 12 di gennaio inviammo a quest’ ultima una lettera in cui si chiedeva se il gestore rispettasse il Bando pubblico di assegnazione del servizio. Ad oggi non abbiamo ricevuto risposta, e non ci accontentiamo dell’illusione che la lettera e la manifestazione del giorno dopo abbiano determinato un sopralluogo di funzionari della Prefettura il 5 febbraio.

Con ostinata determinazione e insieme alla Rete nazionale LasciateCIEntrare continueremo a porre la domanda in verità molto semplice.

Se una società, una cooperativa, un singolo cittadino si aggiudica un Bando pubblico dovrà ben rispettare quanto questo impone con precisione? E di conseguenza è lecito chiedersi a chi sono demandati i controlli e le verifiche?

Parlavamo di una sottile linea di continuità nella malaccoglienza – senza grande sforzo etico e teorico rimandiamo almeno al rispetto economico e normativo di quanto hanno convenuto le parti, Prefettura e aggiudicatario- che si dimostra in ogni occasione, quasi ci fosse una smisurata malevolenza del gestore nel confronto degli ospiti. Ospiti che evidentemente non sono, nell’eccezione del termine, temporanei e invitati dal padrone di casa. Il gestore non è il dominus che tutto può sulla vita dei richiedenti asilo e quindi non può permettersi in forma di punizione esemplare di decidere della loro vita. E’ di queste ore la decisione di far saltare la cena a quanti si sono permessi di partecipare ad una festa in piazza ad Alba per rientrare al centro alle ore 20.00 (venti). In altre occasioni la cena veniva tenuta da parte ma in questo caso si è preferito ancora una volta esaltare una disparità di trattamento tra quanti hanno partecipato e quanti invece sono rimasti nella struttura.

Il gestore lo aveva già fatto all’indomani della manifestazione, dividendo i partecipanti da quanti avevano preferito non manifestare. Una divisione infantile, legata a false voci che volevano che i primi si fossero giocato il Permesso di soggiorno, attuata anche attraverso disparità di trattamento. Questo clima di paura, vissuto dagli ospiti, circonda anche l’intorno delle comunità locali. Questa è stata la sensazione più forte che abbiamo fin avuto dal primo giorno che incontrammo in gran segreto gli ospiti dei CAS in un giardino di Alba.

Periodo di osservazione: CAS di Roddi dal 3 giugno 2017 a febbraio 2018. La maggior parte dei dati raccolti risalgono al periodo di giugno-luglio 2017. A Santa Maria, abbiamo cominciato nel mese di dicembre. Le osservazioni sono state effettuate da CarovaneMigranti e da un gruppo di volontari astigiani. E ovvio che il monitoraggio continua anche ora, con più antenne e più informazioni;

Frequenza degli incontri : più di una decina di incontri sempre alla presenza di due traduttrici, francofone e anglofone;

Oggetto dell’ osservazione : le condizioni di vita dei richiedenti asilo ospiti a Roddi ed a Santa Maria verificate nel contesto sociale circostante. Le testimonianze sono state fornite dagli ospiti del Centro di Roddi e solo più tardi da quelli di Santa Maria, da insegnanti, cittadini e volontari. Molte delle testimonianze sono supportate da prove documentali. 

Oggetto degli incontri : I primi tre incontri (giugno-luglio) sono stati dedicati, con l’ausilio dei mediatori linguistici date le difficoltà dei richiedenti asilo ad esprimersi in Italiano, a raccogliere le informazioni sul funzionamento dei centri. Solo in seguito abbiamo consegnato e illustrato la Guida pratica per migranti "Welcome to Italy" in inglese e francese. http://www.w2eu.info/italy.en.html

Data la completa assenza di informazione legale e le continue domande che ci facevano i ragazzi sul loro effettivo destino abbiamo preparato con l’aiuto di un avvocato un opuscolo nelle due lingue sulle modalità e sui percorsi per la richiesta di asilo.

In ottobre e novembre ci sono stati due incontri per portare loro abbigliamento pesante raccolto tra amici e al Sermig, Arsenale della Pace di Torino.

I richiedenti asilo, sia anglofoni che francofoni, hanno sempre partecipato agli incontri e le testimonianze erano condivise all'unanimità. Quando siamo andati, per la prima volta, a Roddi per consegnare pubblicamente la guida autoprodotta era presente il gestore (o uno dei suoi incaricati). In quell’occasione, con gli altri ospiti, uscirono in due, probabilmente afghani- pachistani, che ci dissero in modo molto generico che il centro funzionava bene e che non c'era nessun problema. Nelle visite successive non li abbiamo più visti.

Gli altri ospiti sembravano molto intimoriti e stentavano ad uscire anche solo per accettare il materiale. Va ricordato che con risoluta gentilezza il responsabile ci aveva invitato a stare all’esterno della struttura.

Gli incontri sono proseguiti per portare qualche berretto di lana e guanti perché potessero andare a scuola in bicicletta con l’inverno ormai arrivato. Tra gli ospiti c'è stata unità di visione e partecipazione fino al giorno della marcia in cui gli anglofoni si sono distaccati dal gruppo e non hanno partecipato alla protesta. Il gestore ha detto loro che i manifestanti non avrebbero avuto l’asilo e da quel giorno fornisce le informazioni di servizio solo a chi non ha partecipato. 

Abbiamo la certezza che nei giorni precedenti la manifestazione più persone siano passate per il centro di Roddi convocando nientemeno che un incontro con gli ospiti. In questa occasione sono state date informazioni totalmente false rispetto alle pratiche di Asilo, alle dinamiche tra gli Stati rispetto alla concessione dei diversi status ai quali possono aspirare i rifugiati. È stato detto che in Italia è un reato partecipare a “casini di massa” e che ai manifestanti la Prefettura avrebbe sospeso il Permesso di soggiorno.

Per maggior sicurezza abbiamo cercato di verificare la veridicità delle informazioni fornite dai richiedenti asilo cercando riscontri nei territori intorno ai due centri. In molti, se non tutti, erano a conoscenza della criticità della situazione e in particolare ci è stato segnalato lo stato di tensione e di paura in cui vivevano gli ospiti di Santa Maria.

Confermate le informazioni, abbiamo rilevato una tendenza generalizzata a tenere un basso profilo; alcuni volontari erano stati invitati a non occuparsi della questione di Roddi e La Morra. Un atteggiamento intimidatorio del gestore si era manifestato in passato non solo nei confronti dei migranti ma anche di giornalisti, insegnanti e amministratori locali. Molti comunque erano contenti che finalmente qualcuno portasse alla luce la questione e non lasciasse soli i ragazzi. Si sapeva e si confermava la gravità delle inadempienze aggiungendo esempi e particolari. Questo clima di paura, o di meditato realismo, ha lasciato nell’isolamento i richiedenti asilo per molto tempo. Isolamento rotto solo dal rapporto con la scuola; sono stati gli insegnanti i primi ad aiutare i ragazzi (più volte gli hanno comprato la frutta e le medicine) o hanno sopperito, come potevano, alle carenze della gestione (orientamento sul territorio, servizi) preoccupandosi anche di andarli a trovare in ospedale.

Quando parliamo di linea di continuità e di quanto sia preoccupante doverlo ricordare agli organi di controllo, pensiamo alle proteste che fin dal 2015 avrebbero dovuto mettere in allarme questi ultimi. 

Dagli articoli apparsi sui quotidiani emergevano sintomi di malessere già prima che venissimo a conoscenza della situazione.

  • Dalla Gazzetta di Alba del 17 settembre 2015, Roddi

“Ci sarebbe la mancata erogazione, in buoni o schede telefoniche, dei 2,50 euro al giorno a cui hanno diritto, per legge, alla base della protesta inscenata mercoledì 16 settembre dai rifugiati ospiti dell’EnoHotel “Il Convento” di Roddi. La conseguente impossibilità, da alcuni giorni, a contattare i famigliari in Africa, Bangladesh, Pakistan o nel nord Europa, meta, quest’ultima, a cui ambisce la maggior parte dei migranti accolti nella struttura langarola avrebbe scaldato gli animi……. Pacifica la natura della manifestazione: nessuno scontro è stato registrato… 

I proprietari dell’EnoHotel avrebbero spiegato alle forze dell’ordine, visto il calo delle temperature, di aver utilizzato i soldi della diaria per acquistare ai migranti scarpe e vestiti pesanti. Azione questa che però secondo le indicazioni della Prefettura dovrebbe essere compresa nella fornitura obbligatoria di beni per cui la stessa Prefettura trasferisce alle strutture ospitanti da 30 a 35 euro al giorno più Iva per ciascun migrante e non dovrebbe andare a intaccare i 2,50 euro di pocket money. Il comune di Roddi, che non è competente in materia (la tutela dei migranti compete alle strutture che li ospitano), ha chiesto alla stessa Prefettura di verificare il corretto operato di tutti gli attori in campo”

  • Da La Stampa del 30 maggio 2017, La Morra

“Protestano perché dicono di mangiare cibo scarso ed essere senza medicine, ma ancora di più di non avere un futuro. Alle 8 di stamane (martedì 30 maggio), una trentina di profughi - tra i 60 circa ospitati dallo scorso ottobre all’Hotel Santa Maria di La Morra - sono scesi sulla piazza della frazione con cartelli da mostrare alle auto di passaggio. Vengono da varie parti dell’Africa: Nigeria, Gambia, Mali, Senegal, hanno tutti tra i 20 e 25 anni, parlano poco l’italiano. Ma hanno scritto su grandi cartelloni «Niente condizioni, la nostra vita ci manca» spiegando: «Da mesi ci promettono i documenti per poter scrivere un curriculum e cercare un lavoro. Vogliamo lavorare»

  • Da la Gazzetta d’Alba del 30 maggio 2017, La Morra 

“Protesta dei 54 richiedenti asilo di La Morra, chiedono cibo, farmaci e di raggiungere Alba per studiare l’italiano. Sono 54 i richiedenti asilo ospitati all’Hotel Santa Maria di La Morra che hanno protestato, in piazza, con cartelloni per lamentare le condizioni dell’accoglienza che ricevono, lamentano scarsità di cibo e poche prospettive per il futuro. Ospiti dell’Hotel Santa Maria di La Morra, i giovani (quasi tutti di età compresa tra i venti e venticinque anni) originari di diversi paesi africani, chiedono la connessione wi -fi free, farmaci da banco non a pagamento, migliori e gratuiti mezzi di trasporto per raggiungere Alba dove possono frequentare un corso di Italiano” 

  • Da la Gazzetta d’Alba del 31 maggio 2017, La Morra

 Protesta richiedenti asilo a La Morra: il Comune attende novità dalla Prefettura.

Ottobre 2016: all’hotel Santa Maria vengono ospitati 40 migranti maschi e in giovane età. La famiglia Giardino, titolare della struttura ricettiva fornisce a questi ospiti il vitto, l’alloggio, il vestiario, la formazione linguistica, l’orientamento sul territorio, mentre il Comune, pur non essendo chiamato in causa da obblighi, ha cercato di rendere il più semplice possibile la loro integrazione all’esterno della struttura ospitante. Maggio 2017: dopo otto mesi, martedì 30, c’è stato un problema all’hotel Santa Maria con momenti di tensione. Se da una parte queste situazioni non sono mai piacevoli, dall’altra possono essere considerate come la conseguenza di mesi di stallo in cui il nervosismo può essere cresciuto. Ora il Comune si sta muovendo per capire come risolvere al più presto questo problema, soprattutto per rendere più tranquilli i migranti che continuano a essere ospitati in una struttura dalla quale vorrebbero partire al più presto. Questo non perché il trattamento non sia soddisfacente, ma perché la speranza di raggiungere parenti e amici continua ad alimentare la loro mente. Il sindaco Marialuisa Ascheri attende novità dalla Prefettura: «Oggi (mercoledì 31 maggio) c’è stato un incontro tra un nostro assessore e il Prefetto. Nei prossimi giorni le idee dovrebbero essere più chiare per il bene dei richiedenti asilo. La situazione che abbiamo vissuto martedì deve fare riflettere: umanamente sono stata toccata nel cuore ed il Comune farà di tutto per rendere la permanenza degli ospiti di nuovo tranquilla, e per creare un clima di collaborazione con i cittadini».

  • Da la Gazzetta d’Alba del 1 giugno 2017, La Morra

“Per poter rendere più tranquilla la permanenza dei circa 60 immigrati all’hotel Santa Maria si stanno muovendo un po’ tutti. Il Comune, la Prefettura e gli stessi titolari della struttura ricettiva che da ottobre 2016 ospita queste persone. Da martedì 30 maggio l’atmosfera si è fatta un po’ tesa. Muniti di cartelloni, alcuni ospiti hanno protestato sulla piazza della frazione per tre motivi: cibo scarso e sempre uguale, la mancanza di medicinali e la lunga attesa per ricevere la documentazione del permesso di soggiorno per poter scrivere un curriculum e cercare un lavoro. “Niente condizioni, la nostra vita ci manca” è la frase emblematica ripetuta sui cartelloni e a voce da parte dei manifestanti. Ed è questa la condizione di normalità che loro vogliono.

Dall’Amministrazione comunale fanno sapere che «Il Comune di La Morra è disposto a cercare una soluzione che possa soddisfare questi giovani. Pur non essendo obbligati come istituzione, lo facciamo in primis come lamorresi, vedendo anche come i compaesani si sono sempre dimostrati attenti a questi ospiti provenienti da vari paesi dell’Africa. Finora i rapporti con loro sono stati corretti. Gli ospiti dell’hotel hanno ricevuto vestiario anche dai cittadini e dalla Caritas di La Morra, alcuni frequentano la Messa nella frazione o nel capoluogo, hanno partecipato alla Festa di San Martino in modo attivo e prendono anche l’aperitivo con i cittadini».Dal colloquio telefonico tra il sindaco Marialuisa Ascheri e il viceprefetto è emersa la necessità di impegnare gli immigrati in lavori socialmente utili, come, ad esempio, sta succedendo da alcuni mesi a Roddi”.

 

Il neretto è nostro e segna inequivocabilmente i problemi e gli attori in gioco. Bisogna riconoscere che sull’onda di queste proteste succede qualcosa :

  • Da la Gazzetta d’Alba del 5 luglio 2018, la Morra

Otto migranti sono al lavoro per il Comune di La Morra

Il Comune di La Morra continua il suo impegno per gli immigrati ospitati all’hotel Santa Maria, e, da pochi giorni, con il permesso della Prefettura di Cuneo, ha offerto loro un lavoro socialmente utile. Una situazione che è solo l’ultimo capitolo di un libro con pagine non proprio romantiche. Basti ricordare la protesta degli ospiti per alcune richieste cadute nel vuoto, rivolte al titolare della struttura (Gazzetta d’Alba ha provato più volte a interpellarlo, senza esito, ndr), e per la voglia di questi ragazzi di essere riconosciuti a livello legale. 

Qualcosa si è mosso, anche se la strada è ancora lunga: il Comune e le associazioni aiutano gli ospiti dell’hotel, che hanno ricevuto vestiario anche dai cittadini e dalla Caritas di La Morra. «Per ora sono otto i ragazzi impegnati in questo progetto e il loro approccio è molto positivo. Si occupano del decoro urbano, estirpano le erbacce al cimitero e lungo le strade, tengono in ordine le vie del paese. Lavorano in sicurezza sotto la supervisione degli addetti comunali. Siamo soddisfatti che la situazione si sia sbloccata, e speriamo che il gruppo diventi ancora più numeroso», fanno sapere dal Comune.

 

Potremo discutere a lungo sull’utilizzo dei migranti in lavori socialmente utili ma dobbiamo ricordare che in piccole situazioni come questa conta di più il legame che viene a stabilirsi tra loro e la comunità. Si saldano vincoli, si abbattono barriere culturali e tutto sommato possono prepararsi le condizioni per un lavoro vero. Abbiamo prova concreta di casi che oggi rappresentano le punte avanzate dell’accoglienza e dell’autonomia lavorativa dei richiedenti asilo. Nel particolare abbiamo registrato, in molti commenti, un feedback positivo e un buon inizio di integrazione dei lavoratori ospiti di Santa Maria.

Loro respirano l’aria dell’emancipazione, dell’inclusione. mentre i loro compagni mantengono il livello di vita che aveva provocato le proteste. E’ evidente che il confronto con l’esterno consegna nelle mani dei ragazzi capacità linguistiche in primo luogo ed organizzative. Quelli che hanno la fortuna di “lavorare”, di vivere come persone all’esterno della “gabbia” del centro diventano punti di riferimento per quanti stanno all’interno.

Passano pochi mesi e uno dopo l’altro quattro di loro vengono espulsi dal centro di La Morra. Il primo il 16 di dicembre riceve dai Carabinieri a firma prefettizia un Decreto di revoca dell’accoglienza. Senza richiedere altri pareri viene creduto il gestore che sostiene di doversi liberare di un violento. Tre giorni dopo, il 19 dicembre, il richiedente asilo viene reintegrato nel circuito d’accoglienza sempre con una lettera del Prefetto di Cuneo in cui si rimanda ad un intervento in positivo, del Sindaco di la Morra, sulla valutazione dell’ospite. Pochi giorni dopo, il 28 dicembre, gli altri tre vengono allontanati da Santa Maria e destinati ad altre strutture di accoglienza.

Chi si permetterà di partecipare alla marcia del 13 di gennaio, di parlare davanti alle telecamere raccontando mesi di malaccoglienza verrà a sua volta allontanato; due dalla struttura di Roddi e uno da La Morra. Quest’ultimo dopo essere tornato al centro viene aggredito dal gestore che gli distrugge il telefono e lo colpisce su una gamba ferita. 

Bisogna ricordare che l’ospite era su una sedia a rotelle dopo essere stato investito incidentalmente da un'auto qualche giorno prima e che pubblicamente aveva lamentato il suo completo abbandono in ospedale, nel momento del ritorno in struttura e in particolare per quanto riguarda l’assistenza medica 

A queste pagine alleghiamo la lettera che inviammo alla Prefettura il 12 di gennaio. Lettera aperta che consegnammo anche all’attenzione dell’opinione pubblica per ribadire concetti estremamente chiari che fanno parte del nostro ordinamento democratico.

La definizione che segue è tutt’altro che scontata e pensiamo che molti degli attori presenti in campo attori dovrebbero tenerla in debita considerazione. Il neretto è nostro.

“La prefettura - ufficio territoriale di governo è, in Italia, un organo periferico del Ministero dell'Interno che ha funzioni di rappresentanza generale del governo sul territorio della provincia o della città metropolitana; .... ha il compito generale di garantire l'esercizio coordinato dell'attività amministrativa degli uffici periferici dello Stato e vigilare sulle autorità amministrative operanti nella Provincia, oltre ad esercitare rilevanti funzioni proprie nel campo dell'ordine e sicurezza pubblica, dell'immigrazione, della protezione civile, dei rapporti con gli enti locali, della mediazione sociale e del sistema sanzionatorio amministrativo. Si organizza in aree......Diritti civili e immigrazione (diretta da un viceprefetto o da un viceprefetto aggiunto, è l'area "sociale" delle Prefetture - UTG).

Legato a questo notiamo che importanti indicazioni di indirizzo e controllo sono state prodotte in data 30 dicembre del 2017 dal Ministro dell’Interno in attuazione dell'art. 6, comma 2 bis del decreto legge 22 agosto 2014, n. 119, convertito con modificazioni dalla legge 17 ottobre 2014, n. 146, trasmettendo alle Camere la relazione annuale sul funzionamento del sistema di accoglienza predisposto al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all’ eccezionale afflusso di stranieri nel territorio nazionale, riferita all'anno 2016.

Vi invitiamo quindi a seguire con noi un filo logico che lega le prescrizioni del Bando della Prefettura che il gestore dei due CAS si è aggiudicato e il suo comportamento, le sue inadempienze. In corsivo il testo del Bando e degli allegati (Capitolato): 

Appalto

La Prefettura di Cuneo ha allegato al disciplinare di Gara un Capitolato ( mutuato come di recente consuetudine dai Bandi Sprar)

Indicazioni contenute nella circolare del Ministero dell’Interno prot.n.14906 del 17.12.2014 e cioè con l’intento di adeguare – ove possibile – le prestazioni oggetto dell’accoglienza temporanea dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale a quelle desumibili dai servizi e dalle linee guide dello SPRAR il quale ha come obiettivo principale la (ri)conquista dell’autonomia individuale dei richiedenti/titolari di protezione internazionale e umanitaria accolti.

Si parla di accoglienza integrata e questo aspetto non va sottovalutato ed è inutile dire che nello specifico i gestori non devono aver letto questa parte del Bando. Nessuno deve averglielo ricordato.

L’accoglienza integrata è costituita da una serie di servizi minimi garantiti di seguito indicati e che l’aggiudicatario è tenuto a fornire.

  • mediazione linguistico-culturale;
  • accoglienza materiale;
  • orientamento e accesso ai servizi del territorio;
  • formazione e riqualificazione professionale;
  • orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo;
  • orientamento e accompagnamento all’inserimento abitativo;
  • orientamento e accompagnamento all’inserimento sociale;
  • tutela legale;
  • tutela psico-socio-sanitaria;

Mediazione linguistico-culturale

Il servizio di mediazione linguistico-culturale è da considerarsi trasversale e complementare agli altri servizi erogati e da erogarsi con un minimo di ore 4 al mese. Il Gestore ha obbligo di garantire la mediazione linguistico-culturale al fine di:

facilitare la relazione e la comunicazione – sia linguistica (interpretariato) che culturale – tra i singoli beneficiari, lo schema dell’accoglienza ed il contesto territoriale (istruzione, servizi locali, cittadinanza).

Nei centri di La Morra e Roddi non sono presenti traduttori né mediatori, l’isolamento è la cifra che balza subito agli occhi; non hanno mai visto persone esterne chi in un anno, chi in due. Soffrono il fatto di non poter parlare con nessuno, di non avere una persona a cui chiedere informazioni sul percorso di richiesta d'asilo, a cui poter confidare le proprie ansie e preoccupazioni; vorrebbero iniziare ad imparare un mestiere e costruirsi un futuro.

I ragazzi ricordano, non senza ilarità, la presenza di un ragazzo nigeriano che passa qualche volta dai centri. Dovrebbe fungere da mediatore ma parla male l’italiano e non conosce il francese (la presenza di francofoni nei centri è consistente). Molti testimoni parlano di lui con circospezione pensando che faccia gli interessi del gestore o che sia un suo “informatore”. Quando gli hanno detto che “da un anno mangiavano tutti i giorni riso e pollo” non ha saputo rispondere altro che “in Italia si mangia così”.

In questo periodo parrebbe che il ruolo di mediatore sia passato nelle mani di un tunisino che ci auguriamo, a questo punto, conosca oltre che il francese anche l’inglese

Accoglienza materiale

Abbigliamento

Il Gestore ha l’obbligo di:

fornire vestiario adatto al clima ed alla stagione, biancheria per la casa, prodotti per l’igiene personale in quantità sufficiente e rispettando le esigenze individuali (riguardo a tali prodotti si fa riferimento anche a quanto indicato nell’appendice “KIT”).

Roddi: se hanno bisogno di altri vestiti i gestori del centro rispondono loro: "Andateveli a comprare". Il gestore non ha fornito abiti ai ragazzi. Abbiamo portato vestiti in più occasioni, insieme a volontari dell’ARCI di Asti. In ottobre-novembre sono stati effettuati due incontri per portare loro abbigliamento pesante richiedendo anche indumenti al Sermig di Torino. Ai ragazzi mancano ancora guanti e cappelli di lana per andare in bici a scuola. Inizialmente il gestore ha fornito un paio di jeans, scarpe e maglietta, in seguito, da oltre un anno nulla. I ragazzi non possono neanche andare alla Caritas di Alba a chiederli perché giustamente dà la precedenza a coloro che non sono ospiti di un centro.

Abbiamo sempre comprato vestiti e vostra donazione era benvenuta dove tutti erano felici

Pocket money

  • Il Gestore ha l’obbligo di:

erogare il pocket money, secondo le modalità stabilite dal Manuale Unico di rendicontazione e dal Manuale operativo SPRAR nella misura di € 2,50 pro capite/pro die, fino ad un massimo di € 7,50 per nucleo familiare;erogare una tessera/ricarica telefonica di € 15,00 all’ingresso per persona o per nucleo familiare (qualora gli ospiti siano componenti di nuclei familiari);rispettare la normativa specifica in materia di accoglienza.

Roddi: ricevono 25 euro di pocket money ogni dieci gg (2.50 al giorno) ma se passa più tempo a volte non ricevono l'equivalente per i giorni in più e se si lamentano o protestano non viene loro consegnato il pocket money. La Morra: del pocket money non riescono a conservare nulla perché si ritrovano costretti ad affrontare da soli le spese per acquistare

Medicinali, schede per chiamare casa, biglietti di bus per spostarsi ad Alba, frutta e verdura

Alloggio/Logistica

Roddi (relazione Luglio):Prima non c'era l'acqua calda poi alcuni migranti hanno minacciato di chiamare la Guardia di finanza e da lì è apparsa l'acqua calda. A novembre lamentano di avere l’acqua calda solo alle dieci di sera.

Le camere sono da 2, 3 o 4 persone e vi è una camera dove dormono in 10 (un letto a testa).

Fino a qualche mese fa veniva richiesto ad ogni ospite 5 euro presi dal pocket money per pagare la connessione wi-fi. Ora non glieli chiedono più però dopo le 21 non attivano il wi-fi e glielo tolgono se si lamentano o se si rifiutano di lavorare gratuitamente nella gestione del centro.

Cibo

Il Gestore ha l’obbligo di:

garantire il vitto e soddisfare la richiesta e le particolari necessità in modo da rispettare le tradizioni culturali e religiose delle persone accolte (al riguardo si fa riferimento anche a quanto indicato nell’appendice “PASTI”); Per ogni pasto dovrà essere assicurata a tutti i commensali una disponibilità minima di:

N° l primo piatto di pietanze di tipo diverso

N° l secondo piatto di pietanze di tipo diverso o affettati o formaggi N° l contorno.

N° l tipo di frutta o yogurt o, due volte a settimana, dolce monoporzione.

Bevande: latte, caffè, tè, acqua. I generi alimentari dovranno essere di prima qualità e garantiti a tutti gli effetti di legge, per quanto riguarda la genuinità, lo stato di conservazione e l'igiene.

La Prefettura si riserva il diritto, in qualunque momento di far sottoporre i generi alimentari usati e distribuiti dall'Ente al controllo delle autorità sanitarie, veterinarie o laboratori di analisi.

Tutte le derrate alimentari saranno acquistate direttamente dalla Struttura e nessun obbligo sorgerà in capo alla Prefettura nei confronti dei fornitori di derrate.

In molte occasioni gli ospiti dei due centri si sono rivolti alla Caritas di Alba per poter mangiare qualche verdura. Roddi: (relazione settembre)

Il cibo che viene dato ai migranti consiste solo in riso, salsa di pomodoro e pollo. Per più di un anno non è stata servita frutta né verdura. La quantità è scarsa per dei ragazzi giovani che devono fare molti chilometri in bicicletta per andare ad Alba.

Con il pocket money comprano anche da mangiare, poiché, com'è stato riferito da tutti i ragazzi con cui abbiamo parlato, il cibo servito nella struttura è molto scadente (alcuni hanno avuto disturbi intestinali dopo aver mangiato). Il riso viene cucinato al mattino per tutti i pasti della giornata e spesso anche per il giorno dopo.

Qualche giorno prima della marcia del 13 il gestore, alla ricerca di dialogo, propone di sostituire il riso con la pasta o i cereali. Della presenza di frutta e verdura non si fa nessun accenno. L'acqua in bottiglia non viene più distribuita da un anno, per bere devono arrangiarsi bevendo l'acqua dal bagno.

La Morra: a seguito della protesta del 13 gennaio la Prefettura ha eseguito un sopralluogo e quindi registriamo dall’inizio di febbraio un miglioramento del vitto; il riso viene alternato alla pasta, al cous cous. Inoltre in 12 giorni per un totale di 24 pasti è stata fornita dodice volte la frutta , due volte il dolce e sei volte la verdura ( quattro volte patate e due volte altre verdure). A Santa Maria a volte, nel week end l’acqua esce gialla dai lavandini ma non viene fornita acqua minerale.

Orientamento e accesso ai servizi del territorio, trasporti

Il Gestore ha l’obbligo di:

orientare i beneficiari alla conoscenza del territorio (trasporti pubblici, poste, farmacie, associazioni, etc.).

Il gestore non ha svolto questo dovere, lo ha fatto qualche insegnante spontaneamente.

Roddi: il gestore dichiara di aver acquistato le biciclette per i migranti da lui ospitati mentre in realtà sono loro stessi ad averle comprate con propri soldi da amici (una bici costa dai 40 ai 60 euro). A Santa Maria lo stesso gestore vende le biciclette al prezzo di 70-80 euro (abbiamo raccolto le testimonianze da cittadini , ha anche rivenduto le bici che gli insegnanti avevano acquistato per i ragazzi.

Ci domandiamo se le bici siano state ufficialmente acquistate coi 35 euro per essere a disposizione dei migranti.

I ragazzi di Roddi si spostano solo con la bicicletta se piove o nevica non riescono ad andare a scuola o dal medico.

Non è mai stato pagato un abbonamento per l’autobus che collega Roddi ad Alba.

La Morra: da qualche mese i ragazzi di Santa Maria vengono trasportati a scuola col furgone, ma molte volte il gestore comunica agli insegnanti che non può portarli, adducendo quelle che a volte sembrano scuse (devono andare in Prefettura (?) ma la Prefettura quel giorno non riceve). Alcuni di loro hanno dovuto pagare per essere trasportati in Prefettura, Questura o addirittura in Ospedale.

Tutela psico-socio-sanitaria

Il Gestore ha l’obbligo di:

- garantire l'attivazione di supporto sanitario di base e specialistico.

-adottare le prime misure di profilassi e di sorveglianza sanitaria, visita preliminare degli ospiti, soccorso sanitario, tenuta della scheda sanitaria di ciascun ospite, provvedere ai trasferimenti presso strutture ospedaliere, provvedere alla fornitura di medicinali e di presidi sanitari necessari per il primo soccorso e per l’assistenza sanitaria ordinaria; garantire l'attivazione del sostegno psico-sociale in base alle specifiche esigenze dei singoli beneficiari; garantire l’orientamento, l'informazione e l’accompagnamento in materia di protezione sociale e previdenza;

Roddi e La Morra: lo stato di abbandono in cui versano i migranti quando si ammalano è davvero preoccupante. Nessuno accompagna i ragazzi dal medico, né all’ospedale. Devono andarci in bicicletta anche in inverno, se piove o nevica.

La gestione dei centri, in caso di necessità mediche, rendiconta le ricette e le medicine necessarie, le utilizza come pezze giustificative nella rendicontazione e poi però non compra le medicine.

Uno dei ragazzi che presentava la rottura della spalla, è stato bendato in ospedale ma nessuno gli ha dato terapia e medicine. L'hanno lasciato chiuso nell'centro per tre mesi dicendogli di curarsi bevendo “acqua calda è sale”, in seguito gli hanno chiesto comunque i soldi per il trasporto rifiutando di riaccompagnarlo in ospedale e dicendogli che poteva andarci con la bicicletta.

Le prime volte che abbiamo incontrato i ragazzi li abbiamo trovati in condizioni psicologiche preoccupanti, in particolare a causa di questi problemi. La possibilità di essere ascoltati da qualcuno ha notevolmente migliorato il loro equilibrio psicologico. I richiedenti asilo non hanno mai visto uno psicologo.

Conferma di questo stato di abbandono (prima della sua espulsione per “incompatibilità con il gestore) è il caso del ragazzo investito da un’auto che ha riportato trauma cranico e frattura ad una gamba. E’ stato malissimo tre giorni, non dormiva la notte per i dolori, ha chiesto invano di vedere un medico, ma il gestore, che pare abiti al piano di sopra, non è “nemmeno passato a vedere come stavo”. Forse perché pochi giorni dopo lo avrebbe addirittura aggredito! Non gli ha procurato l’eparina, farmaco salvavita, che abbiamo poi acquistato il 13 gennaio.

Le stampelle gli sono state procurate da un suo ex insegnante di italiano. Al Pronto soccorso di Alba quando, dopo l’aggressione, abbiamo accompagnato il malcapitato, l’infermiera dell’accettazione ci ha detto che molti dei ragazzi “ che arrivano da quel posto” non seguono le terapie indicate perché nessuno gli compera le medicine. Recentemente un ragazzo che ha subito un’operazione ci ha chiesto aiuto perché essendo scaduta la tessera sanitaria non ha potuto fare i controlli da più di due mesi. Nessuno si è preoccupato di rinnovargli la stessa o di accompagnarlo da un medico. Ci sono stati casi di persone ricoverate per qualche giorno che al ritorno in struttura non hanno ricevuto il pocket money per i giorni passati in ospedale.

Tutela legale/ Commissione

Il Gestore ha l'obbligo, per un minino di 3 h al mese, di:

garantire l’orientamento e l’accompagnamento nell’interlocuzione con gli attori istituzionali preposti alle diverse fasi della procedura di riconoscimento della protezione internazionale;

garantire l'orientamento e l’informazione legale sulla normativa italiana ed europea in materia d'asilo; garantire l'orientamento e l’accompagnamento in materia di procedure burocratico-amministrative;

garantire l’informazione sulla normativa italiana in materia di ricongiungimento familiare, il supporto e l'assistenza all’espletamento della procedura;

garantire l’informazione sui diritti e i doveri sanciti dall’ordinamento italiano; garantire l’informazione sui programmi di rimpatrio assistito e volontario.

Roddi e la Morra: La confusione regna sovrana principalmente perché nessuna figura presente nei centri si occupa della tutela legale.

Alcuni degli ospiti sono lì da due anni altri da sei, sette o otto mesi, pochissimi sono andati in Commissione. Una rarissima e recente riunione di approfondimento si è rivelata come una sessione naif di dilettanti allo sbaraglio. Alcuni richiedenti asilo hanno ricevuto il diniego e stanno affrontando il ricorso in totale assenza di accompagnamento. Nessuno di loro è stato affiancato, consigliato, a nessuno di loro sono stati forniti gli strumenti per potersi preparare per la Commissione territoriale.

L'avvocato “unico” che li segue pare essere un famigliare dei gestori e non spiega loro nulla rispetto alla Commissione; risponde loro che è suo dovere dargli consulenza solo nel caso del primo diniego, che tra l’altro affronta con strumenti tutt’altro che efficaci.

L’unica cosa che i gestori hanno chiarito da subito è che al secondo diniego hanno l'obbligo di abbandonare la struttura il giorno stesso.

Da oltre un anno (a gennaio 2018) non vedevano l’avvocato che é poi improvvisamente comparso qualche giorno dopo la manifestazione del 13 gennaio. In quel caso gli ospiti sono state convocati per compilare un questionario di gradimento sull’ accoglienza a Santa Maria; Incredibile a dirsi, ma la compilazione del questionario non garantiva l’anonimato e soprattutto gli ospiti dovevano firmarlo in presenza dell’avvocato e di un altro famigliare del gestore. Coscienti delle ritorsioni a cui vanno incontro regolarmente molti di loro si sono così rifiutati di compilarlo

Data la completa assenza di informazione legale e le continue domande che ci facevano i ragazzi abbiamo, come già detto, preparato un memorandum nelle due lingue su modalità e percorsi per la richiesta di asilo. Quando abbiamo portato gli opuscoli sui percorsi per la domanda di asilo ci siamo resi conto che i ragazzi non sapevano assolutamente nulla dei loro elementari diritti.

Scuola di italiano

Il Gestore ha l’obbligo di:

garantire ai beneficiari l’accesso, la fruibilità e la frequenza dei corsi di apprendimento e approfondimento della lingua italiana, senza interruzioni nel corso dell’anno, per un numero minimo di 4 ore settimanali, monitorando la frequentazione. In assenza di servizi adeguati sul territorio, adottare le misure necessarie per l’acquisizione degli elementi linguistici;

garantire l’iscrizione ai corsi di educazione per gli adulti e monitorare la successiva frequentazione;

Roddi (Luglio): a scuola di italiano ci vanno due volte a settimana, alcuni al mattino, altri al pomeriggio, ma poiché la scuola è ad Alba, a quattro chilometri dal centro, se piove, nevica o fa molto freddo non riescono a raggiungerla in bici, anche perché non sono dotati dell’ abbigliamento adatto. Con la retta pagata al CPIA viene comprato il libro di italiano ma nessuno fornisce loro penne e quaderni. Non sono mai state fatte le 5 ore aggiuntive che il gestore deve garantire. I ragazzi sanno comunicare e scrivere in italiano molto poco.

La Morra: i gestori accompagnano i ragazzi col furgone ma a volte non lo fanno con motivazioni non sempre ritenute valide dagli insegnanti.

Bisognerà chiedere alla Prefettura che imponga al gestore la restituzione delle cinque ore aggiuntive indebitamente sottratte al diritto dei migranti. A noi risulta che la scuola lo avesse già segnalato agli uffici competenti. I richiedenti asilo presenti da un anno sono creditori di circa 140 ore di italiano.

Sulla frequenza ai corsi scolastici crediamo si giochi un’altra scommessa estremamente importante. La scuola è la vera occasione di emancipazione, qui si può spezzare ogni forma di rancore che invece crescerebbe tra i richiedenti che si sentono abbandonati a se stessi quando non considerati come mero oggetto di scambio economico. Non è un caso che ancora recentemente il gestore ha cercato unilateralmente di “togliere” i richiedenti asilo dalla scuola pubblica. Possiamo in questo caso ringraziare gli insegnanti e la Prefettura se è stato costretto a ritornare sui suoi passi.

Lavoro. Formazione, riqualificazione professionale Orientamento e accompagnamento all'inserimento lavorativo

Il Gestore ha l’obbligo di:

predisporre strumenti volti alla valorizzazione dei singoli background tenendo conto delle aspettative dei beneficiari (curriculum vitae, bilancio e certificazione delle competenze, etc);

-orientare e accompagnare i beneficiari alla formazione e riqualificazione professionale (corsi, tirocini formativi, etc) al fine di favorire l'acquisizione di nuove competenze;

-facilitare le procedure di riconoscimento dei titoli di studio e professionali Il Gestore ha l'obbligo di:

garantire l'informazione sulla normativa italiana in materia di lavoro, l’orientamento ai servizi per l'impiego presenti sul territorio e l’accompagnamento all'inserimento lavorativo (contratto di apprendistato, borsa-lavoro, contratto a tempo determinato, etc);

-facilitare i percorsi di inserimento lavorativo in ambienti protetti, là dove le caratteristiche personali dei singoli beneficiari o le condizioni di vulnerabilità - permanenti o temporanee - lo richiedano.

I ragazzi hanno svolto lavori di tinteggiatura e sistemazione delle due strutture .

Roddi (relazione Luglio): dei migranti ospiti presso la struttura solo uno ha trovato lavoro presso un benzinaio ma i ragazzi con cui abbiamo parlato non sanno se è in possesso o meno di un contratto regolare. Un altro ragazzo ci ha detto di aver lavorato per un amico dei gestori che però lo ha sfruttato senza pagarlo e dicendogli " Non ti do i soldi tanto sei un immigrato". Hanno partecipato a lavori socialmente utili promossi dal Comune di Roddi. Abbiamo le evidenze documental

Ad ogni loro richiesta di poter iniziare un tirocinio formativo per imparare un mestiere il "capo" risponde: "Voi dovete solo mangiare e dormire! Nient'altro!" (You eat and sleep!!!).

Quattro di loro hanno in passato lavorato nell’agricoltura per brevi periodi; I ragazzi sostengono che quando vanno a cercare lavoro senza essere “presentati” dal gestore nessuno li prende perché in separata sede parla male di loro dicendo “che sono pigri e i viticoltori non ne vogliono sapere dei migranti di Roddi”. Invece sul tipo di “presentazione” bisognerebbe certamente avere più elementi, non possiamo credere alle testimonianze di alcuni ragazzi che per alcune settimane hanno lavorato nella recente vendemmia e che hanno ricevuto paghe sulle quali le Organizzazioni sindacali o l’Ispettorato del lavoro potrebbe chiedere maggiori informazioni

In conclusione, per tornare alla linea di continuità che tutto lega.

 

Partendo proprio dai primi giorni che li incontrammo: la condizione che ci fece subito effetto derivava dal livello di incomunicabilità tra i richiedenti asilo e la micro struttura d’accoglienza . 

Per prima cosa i gestori comunicano in italiano e i ragazzi capiscono poco. La mancanza di un seppur esile barlume di umanità verso i richiedenti asilo -pur essendo noi consapevoli delle difficoltà- genera una mancanza totale di fiducia nei confronti dei gestori : i ragazzi vivono in uno stato di paura nei confronti di tutti i componenti della famiglia che gestisce i due Cas.

Il rapporto si basa sull’intimidazione e sul ricatto e in qualche caso sulla violenza fisica. La prima volta che abbiamo incontrato i ragazzi ci hanno detto di essere spaventati perché, dopo la prima manifestazione per il pocket money, i leader della protesta sono rientrati con il volto gonfio di botte. Sono poi stati poi allontanati dalla struttura anticipando un comportamento che si è ripetuto pochi mesi fa.

La violenza si è ripresentata nei confronti del ragazzo che aveva denunciato l’abbandono in cui era stato lasciato dopo l’incidente. Lui che è stato presentato dagli insegnanti come una delle persone più miti e che in seguito all’incidente era con una gamba ingessata ed il volto tumefatto.

La minaccia più frequente è quella di espellerli dall’accoglienza se chiedono dei miglioramenti, di fare relazioni negative alla Prefettura e di promettere di far avere loro esito negativo in Commissione. Tali intimidazioni avvengono in particolare quando i ragazzi fanno delle richieste. I gestori hanno minacciato tutti coloro che volevano partecipare alla manifestazione, di questo ne sono testimoni i Carabinieri e gli uomini della Questura che hanno addirittura assistito all’incredibile scena di una donna (presumiamo parente dei gestori) che non voleva far uscire dal centro di Roddi i ragazzi che invece liberamente chiedevano di partecipare alla manifestazione

 

Le relazioni scritte, e soprattutto verbali di questa famiglia nei confronti dei migranti sono destinate a corrompere o a dividere i migranti, a punirli se fanno delle richieste e a favorirli se “se ne stanno zitti”; anche la richiesta alla Prefettura di espulsioni di questo ultimo periodo sono volte a bloccare i capofila e a spaventare gli altri perché non protestino. La rabbia si è riversata specialmente su coloro che svolgevano lavoro volontario ed erano ammirati ed apprezzati dagli italiani con cui hanno collaborato. Crediamo si debba diffidare dalle relazioni informative prodotte da questi gestori, tali relazioni sono inattendibili e possono danneggiare i migranti nel loro percorso. Siamo consapevoli che questo fatto renda complicato il rapporto con le istituzioni costrette a verificare la veridicità di molte affermazioni o comportamenti di entrambi le parti. Il ruolo delle Istituzioni competenti non possono, comunque, che essere garanzia di trasparenza e di lettura dei fatti da una condizione di imparzialità.

Questo reiterato e sprezzante comportamento del gestore crea un clima di totale sfiducia, crea diffidenza anche quando vengono fatte banali richieste di routine: come le firme di presenza. Tali comportamenti vengono confermati da cittadini comuni in quanto è avvenuto in molte occasioni anche nei confronti di quanti tentino di modificare le cose, di portarle alla luce o anche solo di aiutare i migranti.

La minaccia viene utilizzata allo scopo di mantenere lo status quo, di risparmiare economicamente il più possibile e mantenere le cose come stanno. La conseguenze, a ben vedere, sono anche sottrazione di posti di lavoro agli italiani e peggioramento delle condizioni psicologiche di persone già duramente provate dal viaggio attraverso il deserto, la Libia e il Mediterraneo. Un vero spreco di energie, una vera ipoteca sul futuro di convivenza delle nostre comunità.

 

Pertanto in conclusione ci appelliamo agli organi competenti affinché si aumentino il numero e l’efficacia dei controlli, si esiga un coerente rispetto del capitolato e soprattutto venga garantito un clima di serenità volto a favorire, nelle due strutture, tutte le azioni che permettano vera integrazione tra gli ospiti e le comunità locali". 

CarovaneMigranti

https://carovanemigranti.org/

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