Tra murales, incontri e corsi per genitori: quando le famiglie possono diventare protagoniste

A cura di Progetto Emmaus Alba.

“Prendersi cura” non significa soltanto intervenire nei momenti di emergenza, ma creare bellezza in senso preventivo e incontrarsi, scambiando immaginazione e competenze, momenti di incontro e divertimento. Il conviviale diventa strumento terapeutico, processo di silenzioso e progressivo benessere. In questa cornice di pensiero l’Area Minori di cooperativa sta portando avanti progettualità mirate sui territori di Langhe e Roero dedicati, in particolare, alle famiglie...

Il nucleo famigliare diventa infatti il principale “microcosmo” di crescita e di sperimentazione di sé, delle relazioni e del mondo. Ad esso va dedicata particolare attenzione emotiva. Ad esempio nel il progetto “Mano a mano”, promosso dalla cooperativa Alice e finanziato dalla Fondazione Crc nell’ambito del bando Famigliare, si tenta ogni giorno di costruire momenti di fertile scambio. Raccontano gli operatori coinvolti: “Nei mesi sono continuate le iniziative in collaborazione con la cooperativa sociale Alice e le associazioni del territorio, coinvolgendo una ventina di famiglie che hanno partecipato a momenti di incontro strutturati come la pizza del venerdì, le gite domenicali, i momenti di letture condivise al parco della scuola infanzia, formazioni tra genitori con bimbi in fascia 0-3 anni presso l’asilo nido “Il Fiore”. Il progetto ha durata triennale e si concluderà ad ottobre 2023: si stanno intensificando i pensieri sul come “esportare” il modello in altri territori, come previsto dal bando originario. Il tutto in connessione e sinergia con Comune, Consorzio, Asl”.

Sempre con il contributo del Bando Famigliare della Fondazione CRC il progetto “Fammi fare”, promosso dal Comune di Bra, tenta allo stesso modo di creare coinvolgimenti diretti, rendendo protagonisti – in particolare – i ragazzi. Racconta l’operatore Andrea Gosmar: “L’obiettivo è quello di generare beneficio nei luoghi in cui l’iniziativa trova la propria “casa”, proprio – in questo caso specifico – nel territorio di Santa Vittoria d’Alba. Il progetto non si pone come servizio, quanto invece come “collante” e stimolo alla condivisione per le realtà già esistenti: siano esse famiglie, associazioni e istituzione”. E’ stata così organizzata la seconda edizione di “Santa 24H”: una “due giorni” sviluppata a luglio a Cinzano, a cui hanno aderito oltre 200 giovani sportivi nei differenti tornei di calcio a 5 e beach volley, e più di 400 persone che hanno scelto di trascorrere qualche ora nel paese roerino in un clima di festa “vera”. Poi c’è stata l’operazione “Rimuri”, iniziata da una proposta agli alunni delle medie domandando loro di produrre spunti per capire “cos’è” nella loro mente Santa Vittoria. I ragazzi hanno risposto realizzando murales sui muri grigi del paese, che hanno preso vita grazie anche alla collaborazione con Stefano Castelli, maestro di street art.

Non è finita qui: a settembre è in calendario serata di presentazione del corso “genitori efficaci” che si terrà a partire da ottobre, poi l’allestimento e arredo del Centro Giovani a Santa Vittoria, e a fine mese o inizio ottobre l’inaugurazione pubblica di due nuovi murales. Un ultimo progetto è “Giovani al centro”, con l’obiettivo di creare spazio (aula studio) dedicato nell’oratorio del Duomo dove ritrovarsi e condividere esperienze e attività aggregative anche in collaborazione con altre associazioni del territorio e possibilmente in sinergia con Comune, Consorzio socio assistenziale e altre realtà per non proporre “duplicati” bensì l’ottimizzazione delle sinergie. L’inaugurazione è prevista per fine settembre.

La molteplicità di progetti risponde a una filosofia di presenza, di partecipazione e di ramificazione su un territorio complesso e dai molteplici bisogni. Le famiglie necessitano di risposte integrate perché attraversano un periodo storico denso di opportunità sociali ma anche di difficoltà, in un clima economico ed esistenziale che cambia velocemente e in cui i punti di riferimento tradizionali vengono meno. Rimanere vicini alle persone diventa possibilità di ascolto, di rottura della solitudine e di co-costruzione di nuovi immaginari.

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