Terzo ponte sul Tanaro di Alba: progetto giusto per la città?

A cura dell'Osservatorio per la tutela del Paesaggio di Langhe e Roero.

Il 26 luglio di 2 anni fa il Coordinatore dei Comitati di Quartiere inviò all’Amministrazione una lettera con la richiesta di incontro per discutere la questione del cosiddetto “terzo ponte”. L’invio della lettera era stato preceduto da un incontro con l’Osservatorio in cui erano stati analizzati i punti di debolezza dell’opera proposta dalla Giunta e avanzate alcune soluzioni alternative.
A 19 mesi da quella data rileviamo, con rammarico, che l’incontro non è mai avvenuto. Come pure ci permettiamo di far notare che le considerazioni espresse
nel corso di quell’incontro con i Comitati di Quartiere mantengono ancora oggi tutta la loro validità. Come è possibile facilmente rilevare rileggendo la lettera inviata a suo tempo all’Amministrazione Comunale...

Vi riproponiamo il testo di quella lettera perché il progetto preliminare del Terzo Ponte pare essere stato concluso, facendo emergere un aumento del preventivo sino alla considerevole cifra di 46 Milioni di Euro che solo in parte sono nella effettiva disponibilità delle Amministrazioni proponenti. (Provincia CN e Alba pare dispongano ad oggi di possibili finanziamenti per circa 32 milioni n.d.r.).
A nostro giudizio, tutto quanto sopra dovrebbe far riflettere ancor di più sull’opportunità dell’opera.

Alba 13.3.2024 Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero
(Segue testo citato del comunicato ODP in data 26.7.2022)

È noto che, nei primi anni di questo secolo, a fronte di una serie di gravi problemi posti dalle esigenze di superfici per l’edilizia residenziale e per le attività produttive e dalla cronica congestione del traffico in entrata ed uscita dalla città - complice pure la convinzione di aver imboccato un periodo di crescita economica senza fine - il Comune di Alba avviò lo studio complesso di un Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC) totalmente rinnovato.
Era il tempo in cui la società Miroglio stava ipotizzando di spostare la sua sede di via S.Barbara, con tutta la sua superficie produttiva, in una zona periferica; la Ferrero programmava nuovi e maggiori ampliamenti delle proprie strutture produttive ed aziendali; le Edizioni Paoline congestionavano il traffico della zona est con molti autocarri ed alcune aree della stessa zona della città non erano ancora state urbanizzate. Era il tempo in cui nessuno faceva il minimo accenno ai cambiamenti climatici, come pure allo spropositato consumo del suolo in atto nel paese e tanto meno al valore della biodiversità ed alla tutela dell’ambiente.

Il nuovo PRGC rappresentò sotto molti aspetti un indubbio passo in avanti, ma non valutò abbastanza l’impatto che la prevista Autostrada Asti-Cuneo A33 avrebbe causato sul già congestionato traffico urbano ed extra-urbano, limitandosi ad una serie di proposte viabili appena abbozzate. L’analisi dei flussi di traffico fu incompleta, né fu effettuata una valutazione comparata delle eventuali
alternative: se adeguatamente realizzata, questa avrebbe potuto mettere in evidenza i vantaggi di ogni ragionevole opzione con i relativi costi, giungendo quindi ad una seria valutazione del rapporto costi/benefici di ciascuna di esse.
Con il passare degli anni la situazione è notevolmente cambiata. La città ha continuato la sua espansione, com’era naturale data la conformazione dei luoghi, verso nord (frazione Mussotto e PIP), verso ovest e verso sud; il gruppo Miroglio ha completamente abbandonato i progetti di delocalizzazione e le Edizioni Paoline hanno cessato l’attività. Ad est, a margine del Torrente Cherasca, le aree non urbanizzate sono state progressivamente occupate da edifici di edilizia residenziale e produttiva. E’ stato abbandonato il vecchio Ospedale ed è entrato in servizio l’Ospedale di Verduno, che richiama traffico in direzione opposta a quella del terzo ponte sul Tanaro.

Il mito della crescita infinita è ormai crollato. Nella Valutazione di Impatto Ambientale e nella Valutazione Ambientale Strategica, a cui il progetto del terzo ponte dovrà, come prescritto, essere sottoposto, dovranno essere considerati a fondo i nuovi parametri previsti dalle vigenti disposizioni legislative: consumo del suolo, emergenza climatica, tutela della biodiversità, impatto ambientale e paesaggistico, studio comparato delle alternative possibili e sostenibili.
L’Amministrazione in carica insiste nel ricercare i fondi per realizzare un’opera ipotizzata più di dodici anni fa, senza un’analisi trasportistica aggiornata dei flussi dei veicoli in entrata ed in uscita dalla città, senza neppure la minima idea di quanti mezzi ad oggi potrebbero effettivamente trovare utile usare il terzo ponte – in realtà un viadotto lungo 1.500 mt. sospeso su aree esondabili contigue al Tanaro ed al Cherasca - e senza tenerne in alcun conto l’impatto ambientale. In ultimo e peggio, senza un’analisi Costi/Benefici che ne giustifichi la realizzazione in termini ragionevoli e documentati.

Si continua cioè a procedere a testa bassa con l’unica idea fissa della magica soluzione: il terzo ponte. Questo porterebbe però il traffico in zone marginali con risultati minimi e deludenti, mentre sarebbe fondamentale porsi il problema di quali opere potrebbero essere più convenientemente previste per risolvere la quasi continua congestione delle vie di accesso e di uscita dalla città, con il punto più critico sul ponte Albertino.
La prima cosa che serve, più che mai urgente, dopo lo studio dei flussi veicolari, è una analisi comparata di tutte le soluzioni migliorative possibili di questi nodi cruciali, come:

- il potenziamento o meglio ancora il raddoppio del ponte Albertino esistente;

- le rotonde con sottopasso sulla linea di traffico principale (vedi nodo Rondò e corso Torino);

- la galleria di S. Rosalia, ossia un tunnel-tangenziale di collegamento sud-ovest, per allontanare il traffico di attraversamento dell’area urbana.

A giudizio dell’Osservatorio, i 2 milioni di euro stanziati per progettare il viadotto/terzo ponte ed i suoi accessi dovrebbero essere utilizzati per finanziare questi studi.
Si eviterebbe così di programmare un’opera, il Terzo Ponte, che di per sé (anche in presenza della tangenziale est, a sua volta di realizzazione quanto mai complessa) ha buone probabilità di rivelarsi la scelta meno vantaggiosa e quindi l’ennesimo spreco di denaro pubblico e di suolo che, francamente, non ci possiamo più permettere.

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