
Una giovane studentessa cuneese, Domitilla Arusa, ha nei giorni scorsi conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza all’Università di Torino con una tesi che analizza temi strettamente connessi con il lavoro del nostro Forum Salviamo il Paesaggio e la nostra più recente campagna nazionale. Un’analisi accurata, corredata da utili esempi di strumenti giuridici-amministrativi già applicati con successo e soluzioni innovative: i casi di Castel del Giudice e Terre Roveresche…
Il territorio italiano è costellato di piccoli comuni in cui è presente un ingente patrimonio immobiliare abbandonato: la sua gestione e riattivazione è certamente una delle sfide più complesse, e al contempo più urgenti, per le piccole amministrazioni locali delle aree interne che, già segnate da dinamiche di spopolamento, invecchiamento demografico, rarefazione dei servizi e ridotte opportunità occupazionali, vedono nella dismissione e nel degrado edilizio un ulteriore fattore di marginalità, con impatti negativi sia sul tessuto sociale sia sul loro sviluppo economico.
Ma nel nostro Paese, in particolare negli ultimi anni, sono innumerevoli gli esempi di azioni comunali tese a una vera opera di riuso di quell’enorme stock edilizio di proprietà privata esistente – spesso da decine di anni – ma privo di quella “funzione sociale” che la nostra Costituzione, all’articolo 42, intende tutelare.
La tesi di Domitilla Arusa indaga proprio le cause di questa apparente amnesia collettiva che pare avere abituato le nostre comunità ad abbassare lo sguardo o, meglio, a voltare il capo dalla parte opposta dei tanti relitti in pietra e/o mattone diffusi e disseminati ovunque, nei minuscoli borghi delle aree interne come nelle medie e grandi metropoli del Bel Paese.
E prima di soffermarsi su alcuni esempi virtuosi (che dovrebbero farci comprendere, trattandosi appunto di esempi, che in ogni luogo tali modelli potrebbero facilmente essere imitati…) traccia il solco maestro di alcuni interrogativi preliminari:
Il fenomeno dell’abbandono immobiliare e le sue diverse manifestazioni sono strettamente legati al territorio in cui si sviluppano?
Gli immobili abbandonati di proprietà privata rappresentano un problema collettivo al pari di quelli di proprietà pubblica?
Se la risposta è affermativa, in quali termini?
Le amministrazioni comunali possono, e devono, farsi carico di tali situazioni, nonostante la titolarità dei beni sia privata?
È conveniente per loro farlo?
E, soprattutto, come possono interagire con i proprietari e con l’istituto secolare della proprietà privata?
Quest’ultima è davvero intangibile e assoluta oppure deve essere bilanciata con altri diritti di pari rango?
Domande utili ed epocali che ben si sposano con il “caso-studio” del comune molisano di Castel del Giudice: dalle prime iniziative pionieristiche alle strategie adottate nell’ambito del progetto finanziato dal PNNR, fino ai risultati conseguiti ad oggi, con uno sguardo anche alle prospettive future. Le politiche di questo borgo molisano dimostrano che per affrontare l’abbandono immobiliare serve un approccio integrato: strumenti giuridici innovativi, partecipazione attiva della comunità e una visione strategica di lungo periodo. Rigenerare gli immobili non significa solo restituire valore agli spazi ma, anche, far ripartire l’economia locale, investire sul capitale sociale e invertire la rotta del declino demografico.
Ampio spazio della Tesi viene dedicato ai contenuti e alle proposte del nostro Forum per quanto concerne l’applicazione corretta dell’articolo 42 della Costituzione e la testimonianza concreta dell’esempio del comune marchigiano di Terre Roveresche, cuore della nostra campagna nazionale di quest’anno dedicata proprio al recupero degli immobili privati abbandonati.
A nostro avviso il lavoro di ricerca della nostra giovane studentessa contiene preziosi spunti di approfondimento teorico e giuridico, ma anche precisi stimoli per passare dalla riflessione all’azione.
E ci fa piacere – ringraziandola di cuore per l’impegno e la qualità del suo lavoro di ricerca – allegare qui le 197 pagine della sua Tesi: un piccolo tesoro che invitiamo tutte e tutti a leggere con attenzione e usarne i contenuti propositivi. In ogni luogo e in ogni momento…

