
Da più di 12 anni la tenuta di Mondeggi, 170 ettari di terreno agricolo nel comune fiorentino di Bagno a Ripoli, è presidiata e animata (cioè "occupata") da un comitato che difende il bene comune e che ha saputo progressivamente trasformare un triste abbandono in una Fattoria sociale e in uno spazio per eventi di carattere agricolo, artistico, sociale. Ma anche una scuola contadina, con corsi e laboratori sistematicamente "sold out", dove si impara a panificare con il lievito madre, a riconoscere e utilizzare le erbe spontanee in cucina e per la cura, a usare le mani per intrecciare cesti, produrre oggetti in ceramica, gestire il suolo...
Prima dell’inizio del percorso di custodia collettiva, ovvero all’inizio del 2014, la tenuta era quasi interamente abbandonata: le colture in essere, così come i terreni incolti, erano stati in buona parte fagocitati dalle specie vegetali spontanee e rischiavano di vedere compromessa ogni capacità produttiva. Unica eccezione era rappresentata dai vigneti più giovani, dati in appalto annualmente ad aziende terze la cui gestione predatoria si avvaleva di manodopera a basso costo e massiccio ricorso a prodotti chimici di sintesi (fertilizzanti e anticrittogamici).
Con l’avvio del presidio contadino sul territorio, nel Giugno 2014, il comitato Mondeggi Bene Comune ha determinato una decisa inversione di rotta basata su un chiaro principio: la salvaguardia e la manutenzione del territorio passano per il ripristino della capacità della fattoria di produrre cibo sano e di qualità per la comunità circostante, seguendo i principi dell’agro-ecologia. Tutto questo attraverso delle modalità di lavoro che fossero cooperanti e non competitive, che dessero modo di riscoprire le potenzialità sociali legate alla gestione comunitaria di un mezzo di produzione.
La progettualità che ha preso forma ha quindi puntato in primo luogo a valorizzare le colture che già erano presenti; in parallelo sono nate nuove attività agricole o di trasformazione su piccola scala che hanno affiancato le altre, seguendo il principio di diversificazione caro all’agricoltura contadina. Oltre al recupero di vigna e olivi per la produzione di vino, olio e non solo, le attività avviate ex novo nel corso degli anni sono state: erboristeria e coltivazione erbe officinali, birrificio e coltivazione del luppolo, coltivazione di grano e filiera del pane, coltivazione zafferano, apicoltura, coltivazione ortaggi, coltivazione piante da frutto, allevamento maiali e animali da cortile.
E poi c'è la scuola, per rendere il sapere contadino libero dalle logiche dominanti del profitto, attraverso percorsi di formazione e informazione accessibili e autogestiti, e per superare il limite imposto dall’esaltazione della produttività e della competitività, che spesso porta a non condividere il sapere e le tecniche tra contadini, delegando alle multinazionali ricerca e insegnamento, creando una dipendenza con un solo vincitore.
Lo scorso dicembre la “Fattoria senza padroni” di Mondeggi ha annunciato l’edizione 2025/26 della sua scuola contadina e in un attimo i posti disponibili si sono esauriti: una valanga di richieste di iscrizione - ancora una volta - segno che quel luogo è l'esempio "vivo" di un modello di comunità che un tempo rappresentava la norma ma, oggi, viene soffocata e tenuta ai margini.
Ma sempre più persone mostrano di volere cambiare, scegliendo di rallentare.
Sono giovani, giovanissimi, meno giovani.
Sono un esempio. Da imitare.
Ovunque.
Persino nel nostro Piemonte?...

