La poesia, in fondo, è un seme che porta lontano

di Daniela Grassi.

Si sa, a volte La si incontra quando meno la si aspetta; d’altronde questo fa parte della sua stessa costituzione, del suo modo d’essere, della sua missione su questo pianeta.
In una grigia giornata di fine anno abbiamo lasciato le colline del Monferrato e ci siamo addentrati in auto sulle statali che attraversano la pianura tra vercellese e novarese, statali devastate lungo i lati da vecchi capannoni industriali e commerciali ormai ridotti a scheletri e ammorbate da aree abbandonate dove si accumulano rifiuti: tutti segni inequivocabili d’una società non più del benessere – ma era tale? - i cui ricordi sono divenuti incubi, spettri senza pace...

Poi accade che da quelle statali si devia e ci si comincia a perdere tra le risaie, distese di stoppie in quel periodo dell’anno, prima su strade d’asfalto e infine su sterrate, e già ci si sente meglio, persino se si è presi nell’evitare buche da fuoristrada, e a dire il vero è lì che si può cominciare a scorgerla, a sentirla filtrare sull’orizzonte piatto, tra sparuti gruppi di garzette infreddolite e rogge che scorrono limpide riflettendo le luci di una giornata breve che già si volge con desiderio alla sera.

Forse nemmeno la cerchiamo, o non ce ne rendiamo conto, ma la Poesia, proprio Lei, ineffabile eppure presente in ogni cellula della realtà, con discrezione avvolge il nostro cammino.

Ed ecco la cascina, Cascina Canta è il suo nome, e siccome le sorelle Maddalena e Isabella Francese e il loro centenario papà Eusebio sono, insieme alle loro famiglie, le custodi e le sostenitrici di questo luogo e sono nostre amiche da tempo, il senso di agio, entrando nella grande aia, aumenta.
Siamo qui per un acquisto di riso, ma mentre facciamo quattro chiacchiere  e controlliamo i pacchetti, Maddalena fa scivolare fuori da un lato del bancone una cartellina da cui estrae dei fogli formato A4.

“Tieni” mi dice, “te li dono perché so che ti piaceranno; sono i numeri di una rivista di poesia che crea un nostro caro amico”.
Ma guarda un po’,  penso tra me e me, é qui allora che ci aspettava, e mi pare di sentirla ridere la Poesia, come una bambina che abbia giocato a nascondino. Già ci aveva accolti appena lasciata la statale, con luci e atmosfere naturali che si rispecchiano nei laghi dell’anima, ma ora si mostra nella sua stesura più classica, su colonne e in parole umane, e mi riservo di darle tutta l’attenzione dovuta non appena tornata a casa.

E difatti, così faccio nei giorni seguenti, e qui mi accorgo che le sorprese non sono ancora finite: innanzi tutto erano fogli A4 quelli che Maddalena mi ha lasciato, e proprio così si intitola la rivista: “A4 Micro rivista gratuita di poesia”, Responsabile: M. Giulio, uscita bimestrale.
Il formato è essenziale, proprio un foglio con i testi stampati, di solito su entrambe le facciate, un asciutto e leggero foglio come un seme che vola nel vento.

Poi comincio a considerare i testi, e se mi aspettavo testi di poeti del territorio, non con meno valore degli altri, ma poeti che di solito non pubblicano se non su testate locali o di quelli che partecipano a piccoli concorsi comunali, ecco che la sorpresa è ancora più grande: sulle quattro colonne di ogni numero mi appaiono versi di poeti novecenteschi o di secoli precedenti e il vento della Poesia, per nulla scontato, per nulla accomodante, che non spiega, ma allude e indica al massimo una porta socchiusa, se è quella che vuoi aprire, ci trasporta nel tempo e nello spazio: Marina Cvetaeva, Guido Cavalcanti, Sergej Esenin, Dante Alighieri, Goliarda Sapienza, Pier Paolo Pasolini, Costantino Kavafis, Gaspara Stampa, Paul Celan, Ai Qing, Federico Garcia Lorca, Emily Dickinson e molte e molti altri, compreso un Giulio Bonvento che oso supporre pseudonimo del responsabile, o forse no, sono i poeti e le poetesse sulle asciutte colonne dei quattro numeri che ho tra le mani.

Un vento sorprendente, da togliere il fiato e da dare fiato, respiro.

Innanzi tutto mi sono chiesta chi fosse Giulio M., una persona che poteva permettersi di proporre una simile scelta ogni due mesi, di metterla lì, sul suo aquilone formato A4 e farlo volare nel cielo. E poi mi sono chiesta, perché lo facesse, oggi, con quale scopo, amore, leggera ebbrezza, osasse questo volo.

Così ho chiesto a Maddalena se poteva mettermi in contatto con lui e ci siamo sentiti al telefono. Giulio, con estrema semplicità, mi ha detto di essere abbonato alla rivista “Poesia” di Crocetti, il più grande editore di poesia in Italia, da sempre, di leggere gli inserti letterari dei più diffusi quotidiani nazionali, di essere stato per mestiere l’amministratore di una piccola azienda, di aver contribuito negli anni  ’70 alla fondazione di una scuola popolare, di avere 77 anni ed essere iscritto alla Facoltà di lettere dell’Università statale di Milano, dove ha da poco brillantemente superato un esame e per cui sta preparando quello di filologia romanza.

E come se nulla fosse mi ha detto cheA4 Micro rivista gratuita di poesia”, ha compiuto vent’anni nel 2025, e che è rivolta a un piccolo pubblico di circa 25 lettori/lettrici, di cui la più giovane ha circa 40 anni.
Otre alle copie per il suo piccolo e affezionato pubblico, Giulio ne stampa alcune altre che lascia in distribuzione presso la Biblioteca di Turbigo, il comune in cui vive.

Vent’anni, per una rivista di poesia, dove i testi sono offerti come preghiere tibetane su una bandierina bianca, nella loro essenziale bellezza, senza commenti, senza note biografiche sugli autori, gratuitamente e per l’impegno di una persona “semplicemente” innamorata della poesia stessa, mi sembrano davvero un record e un dono immenso.

Ho chiesto a Giulio che pensava del rapporto dei giovani con la Poesia e lui mi ha descritto un momento particolare: mi ha detto che frequenta i corsi universitari con 250 giovani, in grande maggioranza donne, e che entrando in aula c’è quel caos di parole, di voci, di risa che li contraddistinguono, ma che quando viene annunciato l’inizio della lezione, un attento silenzio si crea immediatamente e che vedendoli così presi da ciò che ascoltano (“non ho mai sentito suonare un telefonino, nemmeno in chiesa accade”), ha grande fiducia in loro e nella loro capacità di comprendere e interagire con una realtà anche non facile e prevedibile come quella che viviamo. Una realtà, abbiamo concluso, che ha bisogno della cultura e della Poesia come del pane.

E Poesia diffonde Giulio con la sua micro rivista, che ci sorprende e stupisce, ci pone una sfida e ci è di consolazione al tempo stesso: un asciutto e leggero foglio come un seme che vola nel vento, ma che come i semi ha solo l’apparenza della fragilità, mentre si affida all’avventura delle correnti che chissà, questa volta, dove lo porteranno.

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