di Marisa Pessione.
La natura ci accoglie in ogni momento senza pretese, come ospiti ben attesi, e apre le sue fragili porte a quel inimmaginabile che ognuno di noi vuole vedere e sentire nelle pieghe nascoste del suo esistere.
Solo se entriamo con discrezione, con passi leggeri e menti e anime desiderose di assorbire e di arricchire la nostra conoscenza, possiamo provare quella sensazione di stupore che nel bambino è la ingenua scoperta di uno stare al mondo e ha il sapore dell’inaudito: qui ed ora. E che gli fa dire “anco(r)a, anco(r)a” come un ritornello che lo rassicura...

E' nello stupore che sta la chiave per aprire nella nostra sfera emozionale quei piccoli spiragli del nostro essere accolti e sgranando gli occhi, proferendo parole di esclamazione, rimanendo in silenzio, possiamo esprimere quello che è rimasto nascosto e farlo diventare parte integrante della nostra memoria.

Lo stupirsi non ha età ma è un lasciarsi andare per fare in modo che questo piccolo mondo misterioso - ma immenso - che è la natura entri nei nostri corpi, risvegliando i nostri sensi.

Ognuno di noi incontra il suo stupore e lo custodisce come una sensazione che lo ha fatto star bene.
E’ nella natura che ogni scoperta è possibile e solo preservandola nella sua parte più selvaggia e meno antropizzata possiamo trovare ancora la bellezza di stupirci.

Ma occorre una domanda: “desideriamo e vogliamo ancora stupirci?” Abbiamo preso in considerazione che le nostre scellerate azioni possono pian piano distruggere e privarci di un bene collettivo che è risorsa e fonte del nostro benessere?

In ogni azione predatoria dell’uomo, legata allo sviluppo e al denaro, c’è una perdita di un pezzo di ecosistema ormai fragile di cui dovremmo averne cura e preservarlo con rigore. Lo stupore è grande quando ci mangiamo ettari di terra con colate di cemento o installando pannelli fotovoltaici o tagliando e abbattendo alberi.

Ma è un altro stupore. E’ indignazione, che ha il sapore amaro di non aver fatto abbastanza.

Io ho voglia di stupirmi “anco(r)a... anco(r)a” quando una farfalla deposita con grande meticolosità le sue uova sul retro di una foglia, quando un bosco, nelle sere di giugno, si illumina come d’incanto perché alcune piccole creature hanno "inventato" la luce, quando raccolgo l’esoscheletro di una cicala su uno stelo che ti racconta la vita e la mutazione.

Anco(r)a, anco(r)a, anco(r)a...