di Alessandro Mortarino.
Francia. Spagna. Italia. L'Europa è percorsa dai tumulti delle giovani generazioni che - secondo telegiornali e trasmissioni di approfondimento e quotidiani e commentatori psicoqualcosa - manifestano contro il carovita e la fatiscente condizione degli edifici scolastici. Tra loro anche una minoranza priva di ideologie ma animata dal desiderio di "fare casino". Parrebbe una situazione da finis terrae: da un lato giovani che ragionano da pensionati, dall'altra coetanei annoiati...

Ma è così davvero o sarebbe più opportuno sospendere giudizi, fare e farsi domande, evitare semplificazioni, tentare di comprendere?

Secondo la Treccani, la parola carovita è un composto formato dall'unione di "caro" (nel senso di "prezzo alto") e "vita" (intesa come insieme delle spese quotidiane necessarie per vivere). Ma "caro" non significa soltanto "costoso", indica anche altro: ad esempio "prezioso per sé (e quindi da conservare)", "amato", "diletto". 
E "vita" non possiede un'esclusiva accezione economica: vuol dire anche "esistenza", una precisa condizione biologica.

Quindi (forse) i primi di questi giovani - cioè la stragrande maggioranza dei manifestanti - non stanno gridando per chiedere una diversa "paghetta": ci stanno (forse) dicendo che si sono (finalmente) resi conto che il loro futuro non sarà affatto roseo, incuneato tra le paure di masse benestanti che temono di perdere qualcosa e gli aneliti di altre masse che vogliono possedere ciò che gli altri hanno, con una prospettiva dunque di insicurezza, di guerre, di difese, di crisi che tutto schiacceranno (e già schiacciano), a cominciare dalle persone.

E le minoranze che spaccano le vetrine e arraffano merci che cosa sono, se non il prodotto di un modello sociale basato sui consumi, sull'emulazione, sull'individualismo, sull'immagine, sul possesso?

Figli nostri. Tutti. Educati da noi. 
Che, ora, non possiamo condannare senza condannare - almeno un po' - anche noi stessi.

Una condizione che dovrebbe indurci a lavorare con loro per allontanare il "carovita", perchè a noi tutti è "cara la vita". 
Cioè un modello di società/comunità che ancora non siamo stati capaci di costruire: una chance che (forse) dovremmo almeno offrire a quei padroni del futuro che, oggi, ci accusano di averglielo sottratto...