Avviata anche in provincia di Asti la campagna nazionale di Libera intitolata: “Fame di verità e giustizia”. Un percorso che sta attraversando l’Italia, da Nord a Sud, con iniziative, flash mob, laboratori, assemblee e azioni di denuncia, per animare il dibattito pubblico e rimettere al centro della politica il contrasto alle mafie e alla corruzione...
Libera ha presentato un’agenda civile composta da 12 punti:
- la richiesta di norme più efficaci per la confisca e il riutilizzo dei beni confiscati;
- la vicinanza ai familiari delle vittime innocenti delle mafie con l’Inserimento del diritto alla verità nella Carta costituzionale;
- una legge a supporto di donne e figli che vogliono uscire dal contesto della violenza mafiosa;
- risorse e strumenti per il contrasto alla corruzione e ai conflitti d’interesse;
- azioni educative in ambito di disagio sociale, povertà e disuguaglianze, per prevenire il reclutamento criminale;
- strumenti per il contrasto al gioco d’azzardo patologico;
- contrasto ai reati ambientali e alle ecomafie;
- garanzia della libertà d’informazione;
- soluzioni per il sovraffollamento delle carceri;
- riduzione degli investimenti in armamenti e maggior trasparenza e controllo sulle esportazioni delle armi;
- una forte critica al DL Sicurezza che comprime e calpesta i diritti, e alla separazione delle carriere in magistratura, che potrebbe indebolire l'indipendenza del sistema giudiziario, aprendo la strada a influenze politiche.
Sul territorio astigiano, la campagna è iniziata lunedì 16 giugno, con un flash mob a Moncalvo, davanti a Cascina Graziella, il bene confiscato al boss mafioso Francesco Pace, per ricordare il valore del riutilizzo sociale dei beni confiscati in una Regione come il Piemonte, settima in Italia per numero di confische di beni ma terzultima per il loro riutilizzo.Iniziativa a cui hanno aderito varie realtà della rete di Libera. Altra tappa quella presso l’orto sociale del Comune di Dusino San Michele, bene confiscato alla ‘Ndrangheta, dove è stato simbolicamente imbastito un tavolo apparecchiato, con tanto di “menù” su cui erano riportati i 12 punti dell’agenda civile, proposta dall’associazione presieduta da don Luigi Ciotti.
Anche sul nostro territorio il messaggio partito dalla rete di Libera è forte e chiaro: “In un Paese dove lo spazio civico si restringe e la partecipazione viene scoraggiata, mafie e corruzione si sono fatte invisibili e considerate accettabili. Ma noi non ci stiamo.”
La cittadinanza attiva e consapevole, è chiamata a fare la sua parte!