Legambiente diffonde i dati sulle concentrazioni di ozono troposferico della Pianura Padana: superata la soglia dei 25 giorni di sforamento all’anno in 35 capoluoghi. Asti tra le città più a rischio, con ben 94 giorni di sforamenti registrati dal 1° maggio al 30 settembre dalla centralina ARPA di via Salvo D'Acquisto...

Secondo l'associazione ambientalista, l'estate 2026 è stata nera per le città capoluogo padane, non solo per le temperature record, ma anche per gli elevati livelli di ozono troposferico registrati dalle centraline urbane di monitoraggio della qualità dell’aria: dal 1° maggio al 30 settembre 2026 in tutte le 35 città capoluogo nell'area del bacino padano è stato superato il limite previsto dalla normativa di 25 giorni all'anno di sforamenti. 
Nel dettaglio sono 4 le città ad aver superato i 100 giorni di sforamento (Bergamo con 116, Monza 111, Piacenza 104 e Brescia con 100); 18 le città ad aver raggiunto sforamenti compresi tra i 76 e i 99 giorni (tra cui Asti), triplicando il limite normativo; 10 le città che lo hanno almeno doppiato, con sforamenti compresi tra i 50 e i 74 giorni e 4 le città fuorilegge con sforamenti compresi tra 31 e 49 giorni. In Veneto 4 dei 7 capoluoghi analizzati hanno superato di oltre 3 volte il limite dei 25 giorni (Vicenza 98, Padova 84, Verona e Rovigo 77), due capoluoghi di almeno il doppio (Venezia 66 e Treviso 60), solo Belluno, ultima in classifica per gli sforamenti nel bacino padano, si è fermata a 31.

Un peggioramento rispetto ai già preoccupanti valori registrati nel triennio precedente (2023-2025): sommando i giorni di sforamento di ogni anno per tutte le città analizzate in Pianura Padana, l’estate 2026 ha raggiunto la cifra cumulata di 2.834 giorni di sforamento, superando i 1.727 giorni registrati nel 2023, i 1.465 del 2024 e i 1.529 nel 2025.  

Di fronte a questa situazione critica, costantemente fuori controllo ma spesso sottovalutata dall’opinione pubblica e dalle istituzioni, e in vista dell'imminente emergenza invernale legate alle polveri sottili, Legambiente lancia l'appello al Governo, al Parlamento e alle Regioni di non perdere l'occasione del recepimento della nuova Direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria, evitando deroghe o clausole per giustificare eventuali ritardi nel raggiungimento degli obiettivi.  

Quattro le priorità per l'associazione: 

1) Agire subito, senza aspettare il 2030: i nuovi standard della qualità dell'aria UE devono orientare da oggi le politiche nazionali e regionali. Il quadriennio 2026–2029 è decisivo per avviare interventi preventivi nelle aree critiche - a partire dalla Pianura Padana - verso i target OMS. 

2) Superare la frammentazione tramite una strategia nazionale coordinata sulle principali sorgenti emissive: occorre una regia nazionale su trasporti, energia, industria e agricoltura integrata con la pianificazione delle Regioni.  

3) Passare dagli impegni ai risultati misurabili: Servono piani con obiettivi verificabili, risorse dedicate, responsabilità definite e monitoraggi periodici; eventuali proroghe al raggiungimento degli standard devono rimanere eccezionali, adeguatamente motivate e non trasformarsi in un alibi per ritardare le politiche di riduzione dell'inquinamento.   

4) Informazione e tutela della salute: Garanzia di dati sulla qualità dell'aria accessibili, tempestivi e comprensibili, unitamente a sistemi di previsione degli episodi critici con relative campagne informative sugli aspetti sanitari rivolte alla popolazione.  

"L'ozono — dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente — è il nemico invisibile delle nostre estati e la cartina tornasole della qualità dell'aria, con la Pianura Padana al centro come hotspot europeo. Ma l'inquinamento non conosce tregue stagionali. Il recepimento della nuova Direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria, che fissa al 2030 il limite più stringente di 18 superamenti, è il vero banco di prova per consentire all'Italia di lasciarsi alle spalle la stagione delle infrazioni, ma soprattutto per garantire aria pulita e salubre: ancora oggi in Italia solo l'ozono causa 11.000 morti premature, il 17% del totale europeo. Al Governo e al Parlamento chiediamo una strategia nazionale coordinata che intervenga sulle cause strutturali dell'inquinamento, garantendo una regia multilivello, obiettivi vincolanti e risorse dedicate. Servono scelte coraggiose: più trasporto pubblico, mobilità condivisa e ciclabile, veicoli a zero emissioni, elettrificazione dei riscaldamenti e innovazione sostenibile in industria e agricoltura, per tutelare la salute della cittadinanza e l'ambiente". 

L’ozono, il cambiamento climatico e l’impatto sulla salute. 
L'ozono troposferico - inquinante tipicamente estivo nato dalla reazione della luce solare con gli ossidi di azoto, i composti organici volatili e il metano - in Europa causa circa 63.000 morti premature all'anno, oltre 11.000 delle quali solo in Italia (fonte EEA). Prende il sopravvento nei mesi caldi, quando i livelli di polveri sottili e biossido di azoto calano, alimentandosi dei veleni già presenti nell'atmosfera. A peggiorare il quadro sono i crescenti livelli di metano, potente gas serra e principale precursore dell'ozono, in Pianura Padana emesso in larga parte dagli allevamenti intensivi. Per abbatterlo serve tagliare drasticamente tutti i precursori locali e rispettare gli impegni sul Global Methane Pledge, su cui finora l'Italia ha fatto ben poco.  

Che cos’è l’ozono?
L’ozono è un gas presente naturalmente nell’atmosfera. Nella parte alta dell’atmosfera (la stratosfera) è utile, perché forma uno strato che ci protegge dai raggi ultravioletti. Ma vicino al suolo (la troposfera) l’ozono si forma a causa delle reazioni chimiche tra inquinanti emessi da auto, industrie e altre fonti antropiche sotto l’azione della luce solare. In questo caso, diventa un inquinante nocivo, soprattutto nelle giornate estive.

Perché l’ozono può essere pericoloso per la salute?
- Quando è presente in quantità elevate nell’aria che respiriamo, l’ozono può irritare occhi, naso e gola; causare tosse, affanno, mal di testa;
- ridurre la funzionalità polmonare; peggiorare i sintomi di chi soffre di asma o malattie respiratorie; aumentare il rischio di problemi cardiaci.
- Inoltre, l’ozono danneggia anche l’ambiente naturale: può ridurre la crescita delle piante, compromettere le colture agricole e alterare gli ecosistemi, con conseguenze sulla biodiversità.

Chi è più a rischio?
Bambine e bambini
Persone anziane
Persone con asma, bronchiti croniche o malattie cardiache
Donne in gravidanza.