
A cura di Associazione Missione Autismo Asti APS.
La storia di Piero Defilippi e Roberto Tarditi, i loro lunghi anni trascorsi al Cottolengo di Torino e soprattutto la scelta di uscirne per costruire una vita propria sono stati al centro dell’incontro che si è svolto giovedì 29 ottobre a Fuoriluogo, ad Asti, promosso da AMA-Asti, in collaborazione con Amnesty International-Asti e Fondazione Time2, nell’ambito del progetto "Inclusion for all" finanziato dalla Fondazione CRT all'interno del Bando Vivomeglio 2025...
Alla presentazione della nuova edizione del libro “Anni senza vita al Cottolengo. Il racconto e le proposte di due ex ricoverati”, pubblicata da Mimesis nel 2026 sono intervenuti Samuele Pigoni, segretario generale di Fondazione Time2 e curatore del volume insieme a Ciro Tarantino, e Domenico Massano, pedagogista, responsabile campagne di Amnesty International Piemonte e Valle d’Aosta nonché Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale. Ha introdotto l’incontro Paola Bombaci, presidente di AMA-Asti. Tra i partecipanti anche Eleonora Zollo, assessora alle Politiche sociali.
La nuova edizione del libro restituisce pienamente a Piero Defilippi e Roberto Tarditi la responsabilità autoriale di un racconto nel quale le loro vite non sono semplicemente oggetto di una narrazione costruita da altri. Nella nota di edizione Ciro Tarantino e Samuele Pigoni propongono di leggere il libro come una “autoetnografia implicita, collaborativa, di stampo emancipatorio”: il racconto di un fenomeno sociale a partire dalla propria esperienza, capace di mostrare dall’interno i meccanismi dell’istituzione, ma anche le relazioni, le possibilità e gli incontri attraverso i quali diventa possibile sottrarsi ad essi.
Una testimonianza che, tuttavia, non rimane confinata alla memoria di ciò che è accaduto molti decenni fa. Come sottolinea Samuele Pigoni:
“Anni senza vita al Cottolengo torna in libreria con Mimesis, a più di vent’anni dalla prima edizione. Dentro c'è la presa di parola di Piero Defilippi e Roberto Tarditi, che al Cottolengo hanno passato ventiquattro e trentacinque anni, senza averlo scelto. Raccontano la vita quotidiana in istituto e la decisione, maturata insieme, di uscirne per vivere fra gli altri. Il libro però non si ferma alla testimonianza. Il sottotitolo parla di racconto e proposte perché Piero e Roberto hanno trasformato la loro esperienza in rivendicazioni concrete di diritti, prima ancora che l’articolo 19 della Convenzione ONU riconoscesse a ciascuno la libertà di scegliere dove, come e con chi vivere. Queste pagine ci ricordano perché è importante costruire ogni giorno una società nella quale la disabilità non sia motivo di discriminazione o di riduzione delle opportunità di scelta.”
La storia di Piero e Roberto continua quindi a interrogarci sul significato della vita indipendente e della deistituzionalizzazione. Uscire dall’istituto significò per loro poter finalmente scegliere dove vivere, con chi, come organizzare il proprio tempo e assumere decisioni sulla propria esistenza. Ma proprio la loro esperienza mostra anche quanto la conquista di questi spazi di libertà non possa essere affidata soltanto alla determinazione dei singoli: richiede sostegni, opportunità e contesti capaci di rendere effettivamente possibili quelle scelte.
È su questa distanza tra diritti riconosciuti e possibilità concreta di esercitarli che le parole di Roberto Tarditi conservano ancora oggi una particolare forza: “non bisogna limitarsi a conquistare dei diritti, ma mobilitarsi perché diventino veramente esigibili”.
Piero e Roberto hanno continuato per tutta la loro vita a farlo, anche attraverso l’associazione Mai più istituti d’assistenza, nata dalla loro esperienza e dalla volontà di contrastare le forme di emarginazione e istituzionalizzazione delle persone con disabilità. La nuova edizione del loro libro restituisce oggi quella voce senza relegarla al passato.