100 proposte di Movimento per un'Italia capace di futuro

di Giulio Marcon, Campagna nazionale “Sbilanciamoci”.
ImageLa conclusione del VI° Forum di Sbilanciamoci - che si è svolto a Torino dal 4 al 6 settembre - ha proposto due scadenze concrete: la mobilitazione su 100 proposte specifiche e dettagliate per un' “Italia capace di futuro” e l'organizzazione di un Tax Justice Day (per la giustizia e la legalità fiscale) prima della fine dell'anno. Due iniziative per contribuire a rilanciare l'impegno contro le politiche securitarie e neoliberiste di questo governo e per cercare di ottenere risultati concreti di un'economia diversa fondata sui diritti, l'ambiente e la pace.

Il forum di Torino ha avuto, inoltre, il merito di mettere al centro della discussione e della proposta politica il tema del lavoro, costruendo su questo problema drammatico un confronto vero tra sindacato e organizzazioni ambientaliste e della società civile. Si è trattato di un confronto sincero ed appassionato dove chi crede in un modello di sviluppo alternativo a quello tardo-industrialista e produttivista ha abbracciato con convinzione la causa del lavoro e dei lavoratori e chi difende i diritti degli operai e degli impiegati (e dei precari) si è aperto in modo non scontato ad una discussione su un'economia diversa che non sacrifica salute, ambiente e relazioni sociali alla crescita - senza sé e senza ma - del PIL.
Questo confronto pone le basi per una rinnovata alleanza tra sindacato, associazioni e campagne - ognuno con il suo punto di vista, anche diverso - per la costruzione di un patto d'azione per politiche economiche e finanziarie diverse, a favore dei diritti, della società, dell'ambiente e del lavoro.

Nelle 100 proposte del documento finale, il VI° forum di Sbilanciamoci ribadisce tutte le sue critiche alla manovra estiva del governo (30 miliardi di tagli in tre anni alle spese sociali e ai Comuni, l'avvio delle centrali nucleari ed il rilancio delle grandi opere, la reintroduzione dei contratti di lavoro precario, la riduzione delle spese per l'ambiente e per la cooperazione internazionale, ecc.) e formula le sue proposte alternative per un diverso modello di sviluppo fondato sull'energia pulita e la mobilità sostenibile, l'ampliamento del Welfare e il potenziamento della ricerca scientifica, la legalità e la giustizia fiscale e sulla la riduzione delle spese militari. E tanto altro ancora.

E' per questo che abbiamo lanciato tante proposte specifiche attraverso piani nazionali di intervento. Tra questi la costruzione di 3mila asili nido e 50mila pannelli solari, la messa in regola (assunzione a tempo indeterminato) di 250mila collaboratori a progetto e un intervento di “piccole opere” a favore del mezzogiorno, la messa in sicurezza (rispetto della legge 626) di tutte le scuole italiane e l'introduzione dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza) per un Welfare degno di questo nome. Tutto questo costa, ma costano anche le spese militari, le centrali nucleari, gli abusi affaristici delle convenzioni sanitarie con enti privati o il mantenimento delle licenze Microsoft (invece del copyleft) per i computer della pubblica amministrazione. Incominciamo a tagliare da qui. E poi si possono trovare altre risorse con una politica di giustizia e legalità fiscale: ad esempio alzando la imposizione fiscale sui capital gain dal 12,5 al 23% oppure portando al 48% l'aliquota IRPEF su chi guadagna più di 200mila euro. Chi guadagna di più deve pagare di più, mentre bisogna ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti.

Si tratta di una sfida importante, soprattutto di fronte alla forza (e alla debolezza dell'opposizione) che sta dimostrando il governo nell'imporre scelte sbagliate e dannose al paese. Il prossimo appuntamento è la finanziaria (che potrebbe essere meno esile di quanto previsto, visti i dati allarmanti degli ultimi mesi della nostra economia) e la sessione di bilancio che si concluderà entro Natale. Rilanciare la mobilitazione politica e sociale con un corredo di proposte credibili e sostenibili è il compito che abbiamo, cercando di ritessere i fili di una coalizione di forze (sociali, politiche, sindacali) che ha a cuore le sorti di questo paese.


LE PROPOSTE DI SBILANCIAMOCI

In occasione del Forum di Torino la campagna Sbilanciamoci ha lanciato 100 proposte alternative che intende sottoporre al Parlamento, al Governo e alle organizzazioni della società civile, al sindacato, alle forze politiche.

Le proposte per la finanziaria ed il DPEF del 2009 riprendono quelle che abbiamo formulato in questi anni e che riproponiamo oggi, con alcune importanti novità.

Esse devono essere accompagnate da una revisione degli indicatori utilizzati ad oggi per misurare e valutare la qualità dello sviluppo, la ricchezza, la coesione sociale e la sostenibilità ambientale.


Giustizia e legalità fiscale.

Questo paese ha bisogno di giustizia e legalità fiscale. L'impegno nella lotta all'evasione non deve essere abbandonato, ma anzi va rafforzato. Il problema principale è costituto oltre che dall'evasione, dall'ingiustizia fiscale: molti (i lavoratori dipendenti) pagano troppo, ma molti (le classi di reddito alto) pagano troppo poco e molti altri (gli evasori) non pagano nulla.

Abbiamo lanciato a Torino la proposta di organizzare nel prossimo autunno un “Tax

Justice Day”, una giornata di mobilitazione popolare in tutta Italia per la giustizia e la legalità fiscale.

Chiediamo:

1. La tassazione di tutte le rendite (titoli di stato, utili su conti correnti bancari, azioni, ecc.) al 23%, avvicinandoci in questo modo alla media europea e stabilendo una franchigia per i titoli di stato detenuti da persone fisiche (che non superano il 12% del totale) sotto l'importo di 150 mila euro.

2. La rimodulazione delle aliquote in senso progressivo con un'aliquota massima del 48% per i redditi superiori ai 200 mila euro: è una misura necessaria non solo per avere più risorse, ma per ridare senso alla disposizione costituzionale che qualifica il nostro sistema fiscale alla progressività.

L'introduzione di una serie di tasse di scopo tra cui:

3. Tassa sui voli aerei. Una piccola imposta progressiva rispetto alla lunghezza e alla classe del volo in modo da liberare risorse per la solidarietà internazionale. Seguendo il modello francese potrebbero essere usate per la lotta all'AIDS.

4. Un incremento del 5 % sul porto d'armi. Un aumento di 150 euro per le licenze (oggi sono 42.000) di armi per la difesa personale.

5. La carbon tax. Una riforma della fiscalità energetica con una modulazione dell'imposta in proporzione al contenuto di carbonio delle singole fonti. La misura prevede anche la possibilità per le amministrazioni locali e regionali di ricorrere a strumenti fiscali per recuperare risorse addizionali.

6. La tassa sulle transazioni finanziarie speculative. L'assoluta libertà di movimento delle transazioni finanziarie fa sì che la grande maggioranza delle transazioni siano di natura speculativa, ovvero che puntino solo a trarre vantaggio dalle oscillazioni di brevissimo periodo dei prezzi, generando l'eccessiva volatilità che caratterizza i mercati finanziari. Un'imposta molto bassa permetterebbe di colpire le transazioni speculative (ma non quelle legate all'economia reale) andando inoltre a colpire solo le fasce più ricche della popolazione.

7. Tassare la pubblicità. Un'imposizione aggiuntiva del 5% sui ricavi della pubblicità per frenare l'effetto distorsivo e negativo che ha sui consumi in modo da utilizzare le risorse per istruzione ed attività culturali. L'introito atteso è di circa 450 milioni di euro.

8. Diritti televisivi. Un'imposizione aggiuntiva del 5% sui diritti televisivi legati allo sport/spettacolo andrebbe a colpire un settore che ha forti effetti negativi sul mercato e sulla cultura e che drena risorse dallo sport per tutti. Le entrate sarebbero utilizzate per la costruzione di impianti polivalenti e per finanziare lo sport per tutti.

9. SUV. Gli Sport Utility Vehicles sono pericolosi in caso di incidente per le altre vetture, sono ingombranti e inutilmente inquinanti. Un superbollo di 2.000 euro per i proprietari dei SUV potrebbe essere utilizzato per misure di mobilità sostenibile.

10. La reintroduzione della tassa di successione per importi superiori ai 500 mila di euro che porterebbe un introito di circa 800 milioni di euro; anche in questo caso la misura servirebbe a dare il senso di una maggiore progressività e giustizia del nostro sistema fiscale.

11. La revoca della cancellazione del SECIT e dell'Alto Commissariato per la lotta alla Corruzione e delle altre misure di allentamento della lotta all'evasione fiscale: bisogna invece rafforzare (con mezzi, risorse e persone) queste ed altre strutture destinate a ruoli di controllo ed ispettivi.

12. La pubblicazione online (previa registrazione sul sito dell'Agenzia delle Entrate) delle dichiarazioni dei redditi.

13. Il rafforzamento del controllo sulle società di comodo con un'imposta minima del 2% sui valori di bilancio.


Ambiente.

L'Italia ha bisogno di un ambiente sano, di aria respirabile, di un bel paesaggio, di energia pulita, di mobilità sostenibile. A questi obiettivi non serve una nuova avventura nucleare e il rilancio del programma delle infrastrutture strategiche.

Chiediamo:

14. Massicci investimenti pubblici per la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane e per il riequilibrio modale (oggi, in Italia viaggia su gomma il 92,4% del traffico passeggeri e il 65,8% del traffico merci);

15. Il rilancio e la riforma del trasporto pubblico locale con servizi integrati su scala metropolitana e con potenziamento dei servizi ferroviari sulla media e corta distanza (IC, regionali e locali), dove si concentra l’80% circa dell’utenza, incentivando la formazione di Consorzi ed Agenzie interistituzionali al servizio della città diffusa;

16. L'utilizzo più razionale delle infrastrutture esistenti, in particolare attraverso la formazione, in tutte le principali aree metropolitane, di reti ferroviarie suburbane capaci di estendere, con spesa relativamente limitata, il raggio d’azione del trasporto urbano per almeno 30-40 km dai poli centrali;

17. La revisione dell’approccio alla progettazione della rete stradale primaria, mirando meno alle velocità di punta garantite dai tracciati (poco utili per un traffico di distribuzione) e più alla capacità offerta, soprattutto nei nodi maggiormente congestionati, nonché alla facilità di accesso/uscita da parte del traffico locale e riorientare il trasporto individuale privato tramite l’applicazione di tariffe sull’uso dell’auto (transito, sosta, accesso) anche per contrastarne l’uso nei segmenti di brevissimo raggio;

18. L'applicazione del protocollo di Kyoto, nel rispetto, almeno, dei nuovi obiettivi europei al 2020 (riduzione di almeno il 20% delle emissioni di Co2, traguardo del 20% di produzione energetica da rinnovabili e miglioramento dl 20% nell’efficienza energetica), la riconversione ecologica delle attività produttive, avendo però come obiettivo ottimale la riduzione delle emissioni nazionali per i Paesi sviluppati tra il 25% e il 40% sotto il livello del 1990 entro il 2020;

19. Un impegno del Governo italiano in vista del G8 del 2009, che si sostanzi anche nell’individuazione di un percorso di riduzione delle emissioni che consenta di rimanere ben al di sotto di un aumento medio globale di 2 gradi centigradi della temperatura (rispetto ai livelli pre-industriali), conseguendo il raggiungimento del picco e la diminuzione delle emissioni di CO2 entro 10-15 anni e con il conseguimento entro il 2050 dell’obiettivo di riduzione dell’80%, rispetto ai livelli del 1990;

20. Il rispetto e la rapida attuazione degli impegni presi con la sottoscrizione della Convenzione Internazionale per la diversità biologica (CBD) e della nuova Strategia dell’Unione Europea per arrestare la perdita della biodiversità attraverso la redazione di un Piano nazionale per la diversità biologica, preparato grazie alla convocazione della Conferenza nazionale sulla biodiversità che garantisca il rispetto degli impegni assunti dall’Italia entro il 2010;

21. L'istituzione di un fondo per la lotta alle ecomafie e all'abusivismo edilizio;

22. L'abbandono della logica delle grandi opere a favore della ottimizzazione delle reti esistenti e del loro uso (con i necessari adeguamenti e potenziamenti), logica che nel recente passato è stata spesso tralasciata a favore di nuove infrastrutture, più costose, più impattanti, più incerte sotto il profilo attuativo.

23. Il miglioramento sostanziale della qualità della pianificazione e progettazione delle opere pubbliche, basate su indagini e studi di fattibilità economico/finanziaria che consentano di compiere, contestualmente, un raffronto comparativo costi/benefici tra le varie soluzioni per scegliere quelle più efficaci, a minor impatto ambientale, economico, sociale;

24. Il superamento delle procedure speciali derivanti dalla Legge Obiettivo che non consentono di compiere una valutazione ambientale, economica e sociale comparativa tra le diverse ipotesi ed emarginano dai processi decisionali le popolazioni e gli enti locali.


Pace e solidarietà internazionale.

E' ora che l'Italia si dia una vera politica di pace, di disarmo e di solidarietà internazionale. E' possibile riconvertire la spesa militare in spesa sociale e per la cooperazione internazionale. Servono più soldi per la cooperazione allo sviluppo e per le iniziative di pace.

Chiediamo:

DISARMO

25. La riduzione del 20% delle spese militari con la riduzione degli organici delle forze armate a 120 mila unità.

26. Il vincolo della destinazione d'uso delle caserme e di altri siti militari dismessi ad uso civile (attualmente la manovra finanziaria prevede la vendita ai privati con destinazione delle risorse al Ministero della Difesa) e comunque attraverso una co-decisione delle comunità locali;

27. Una legge nazionale per la riconversione dell'industria militare e la costituzione di un fondo annuale di 200 milioni di euro per sostenere le imprese impegnate nella riconversione da produzioni di armamenti a produzioni civili;

28. Il ritiro delle truppe italiane dalla missione in Afghanistan (il ruolo e la presenza dell'ISAF sono strettamente intrecciati ad Enduring Freedom in una funzione bellica e di lotta militare al terrorismo) e da tutte quelle missioni internazionali che non abbiano la copertura e il sostegno delle Nazioni Unite.

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

29. La revoca della cancellazione dei 170 milioni di euro tolti alla Cooperazione allo sviluppo con il DL 112 del 5 agosto 2008. Questo taglio fa fare un grave salto indietro all'operatività della cooperazione italiana;

30. Il raggiungimento entro il 2015 dello 0,7% del PIL dei fondi per l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo. L'Italia si deve impegnare seriamente per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, sostenendo tutti i fondi internazionali creati per il raggiungimento di questo scopo.

31. Slegamento degli aiuti. Gli aiuti allo sviluppo italiani sono attualmente per la grande maggioranza “legati”, l'utilizzo dei fondi è cioè vincolato all'acquisto di beni e servizi italiani, comportando un aumento dei costi, minori ricadute sull'economia locale nonché una generale distorsione delle politiche di sviluppo, sussidiando spesso operazioni di soggetti economici privati italiani che realizzano opere dai pesanti impatti ambientali e sociali.

32. Cancellazione del debito. Chiediamo che l'Italia segua l'esempio della Norvegia e ammetta la sua corresponsabilità nella generazione del debito dei paesi in via di sviluppo e cancelli quello trovato “illegittimo” nonché frutto di una “politica di sviluppo fallita”, applicando appieno la legge 209 del 2000 ed estendendola a tutti i paesi del Sud.

33. E' necessario che il governo italiano condizioni la sua partecipazione finanziaria alla Banca mondiale all'attuazione di politiche mirate all'eliminazione del sostegno ai progetti a combustibili fossili per far fronte all'emergenza climatica, e all'eliminazione di ogni condizionalità economica associata ai prestiti dell'istituzione. Per quel che riguarda i nuovi fondi sul clima proposti dalla Banca mondiale, il governo dovrà sostenere lo spostamento di tali fondi a favore di altre agenzie del sistema Onu secondo quanto sarà deciso nell'ambito dei negoziati sul clima in vista del summit di Copenaghen alla fine del 2009.


ATTIVITA' DI PACE

34. Lo stanziamento di almeno 20 milioni di euro per dar vita ad un primo contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione ed alla sperimentazione della presenza di 500 volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto. Si tratta di dare forza a forme di interposizione e di peace keeping civile, che abbiamo una loro cornice e riconoscimento istituzionale.

35. Lo stanziamento di 200 milioni di euro aggiuntivi nel Servizio Civile Nazionale, per consentire nel 2009 l’avvio di 60.000 volontari in servizio, ma soprattutto per incominciare ad investire nella qualità del servizio civile con la programmazione, formazione, il servizio civile all’estero, i controlli, ecc.

36. Al pari di altri paesi (come la Svezia e la Norvegia) che hanno prestigiosi e riconosciuti internazionalmente istituti di ricerca sui temi della pace, il finanziamento di un istituto indipendente di studi che possa realizzare ricerche a sostegno della pace e del disarmo con 5 milioni di euro.


Scuola, università e ricerca.

La situazione della scuola e dell'università è gravissima. Da anni non si investe nel diritto allo studio, nell'edilizia scolastica, nella qualificazione dell'istruzione, nella ricerca. Eppure scuola, università e ricerca rappresentano il futuro del paese. E' necessaria una svolta.

Chiediamo:

UNIVERSITA'

37. La revoca della decisione di avviare il processo di trasformazione delle Università in Fondazioni private; si tratta di una decisione che va nel verso non di una maggiore autonomia alle università, ma di una privatizzazione che può avere effetti gravissimi sul diritto allo studio.

38. La garanzia delle borse di studio universitarie. Sono migliaia gli studenti che sono stati riconosciuti idonei per le borse di studio e che non possono usufruirne per mancanza di risorse. In questo modo il diritto allo studio viene meno. Proponiamo di stanziare 50 milioni aggiuntivi per garantire le borse di studio agli studenti universitari riconosciuti idonei.

39. Stanziamenti adeguati (almeno 200 milioni) per gli alloggi universitari oggi gravemente carenti.


SCUOLA

40. Il ritiro dei tagli di oltre 7 miliardi di euro a scuola e università previsti nei prossimi tre anni: questi tagli avranno effetti devastanti sulla qualità e la quantità dell'offerta formativa, mentre non si interviene sugli elementi strutturali (edilizia, diritto allo studio, ecc.) delle difficoltà del sistema dell'istruzione.

41. Un fondo per il diritto allo studio ed il finanziamento dell'obbligo scolastico (almeno 300 milioni) che altrimenti rischia di rimanere senza adeguati fondi una pura petizione di principio.

42. L'abolizione del fondo per il finanziamento alle scuole private (732 milioni).

43. Il potenziamento dell'autonomia scolastica, rendendo possibile un percorso di riqualificazione e aggiornamento dell’offerta formativa. Per questo è necessario ripristinare i finanziamenti destinati al funzionamento didattico amministrativo, che negli ultimi anni ha subito un taglio per 200 milioni. Vanno riportati alla quota del 2001 anche i finanziamenti per la legge 440/97 sull’offerta formativa. In totale servono 300 milioni da mettere a disposizione nelle scuole.

44. L'istituzione di un fondo di almeno di 300 milioni di euro che devono servire a garantire il rispetto dell’innalzamento dell’obbligatorietà scolastica. Questo fondo deve servire a garantire i costi dei libri di testo e altre spese legate al pieno rispetto del diritto allo studio. Altrimenti l’innalzamento dell’obbligatorietà a 16 anni rischia di essere un fallimento.

45. Lo stanziamento di almeno 350 milioni per l'edilizia scolastica. Più della metà delle scuole italiane non rispetta la normativa sulla 626 e la maggioranza degli studenti che avrebbe diritto ad un alloggio universitario, non ne può usufruire: è necessario.


Welfare.

Di fronte ad una spesa sociale (assistenza, giovani, casa, ammortizzatori sociali, integrazione degli immigrati) tra le più basse d'Europa e a servizi spesso insufficienti e scadenti, il paese ha bisogno di investire nel “sociale”, sia per rispondere al rispetto dei diritti previsti dalla Costituzione, sia come investimento nel futuro.

Chiediamo:

SERVIZI E ASSISTENZA SOCIALE

46. Stanziamenti straordinari (sostanzialmente equivalenti alla spesa per il bonus bebè e altre misure una tantum previste) di un milione di euro per gli asili nido (per almeno 3000 nuovi asili nido nel 2009) e politiche di servizi per la famiglia.

47. L'aumento di 1 miliardo del Fondo per le Politiche Sociali deve essere salvaguardato e aumentato.

48. L'introduzione di una quota capitaria (come avviene per la sanità), che potrebbe dare certezza ai finanziamenti per le politiche sociali.

49. 1 miliardo di euro per il fondo per la non autosufficienza e un altro miliardo per l'introduzione dei LIVEAS (livelli essenziali di assistenza), ancora oggi lettera morta.

50. Lo stanziamento di almeno 300 milioni di euro per il Fondo per la non autosufficienza che la manovra triennale ha cancellato il 2009.

CASA

51. Almeno 100 milioni per il sostegno sociale all'affitto per le classi a basso reddito.

52. Lo stanziamento straordinario di 1 miliardo di euro per il rilancio dell'edilizia pubblica residenziale.

53. Il sostegno al canone agevolato Proponiamo di dotare di 450 milioni di euro aggiuntivi il “Fondo Nazionale di sostegno per l’accesso alle abitazioni in locazione” previsto dalla legge 431/98, che consente di fornire a cittadini con particolari requisiti di basso reddito contributi per il pagamento dei canoni.

54. Lo stanziamento di altri 450 milioni per finanziare –a partire dalle 14 realtà metropolitane del nostro paese - detrazioni fiscali a favore di proprietari (IRE, imposta di registro) e di inquilini con redditi inferiori ai 30 mila euro (IRE e una tantum annuali) in modo da incrementare l’offerta e la regolarizzazione/emersione dei contratti di locazione.

55. Interventi per la casa per tutti. 50 milioni di euro potrebbero sommarsi alle risorse già stanziate per ridurre l’emergenza abitativa che risulta particolarmente grave per i cittadini stranieri “clienti” di un mercato immobiliare parallelo che “riserva” a loro gli alloggi più precari e degradati, a prezzi spesso doppi rispetto a quelli di mercato. La costituzione di agenzie sociali per la casa e di fondi di garanzia locali per facilitare la locazione, potrebbe consentire l’anticipazione della copertura del versamento della caparra (4.500 euro) per circa 11.000 cittadini stranieri.


PARI OPPORTUNITA'

Una vera politica per le pari opportunità: gender auditing e centri antiviolenza.

56. L'introduzione del gender auditing al fine di indirizzare la spesa pubblica secondo criteri di pari opportunità e di dimensione di genere.

57. Lo stanziamento di 50 milioni di euro per la costruzione di 100 nuovi centri antiviolenza in tutte le regioni.


IMMIGRAZIONE

Contrariamente a quanto pensa il governo, noi riteniamo che sia doveroso promuovere processi di inclusione sociale degli immigrati che giungono nel nostro paese e il riconoscimento dei diritti di cittadinanza per tutti. Chiediamo:

58. La chiusura dei Centri di Identificazione e Espulsione; con i 196 milioni che potrebbero essere risparmiati nel 2009 (circa 535 milioni di euro i costi complessivi previsti negli anni 2008-2010) si potrebbero finanziare interventi di inclusione e mediazione sociale, politiche di inserimento abitativo rivolte alle fasce più deboli della popolazione italiana e di origine straniera.

59. Il trasferimento delle competenze sul soggiorno dalle Questure agli enti locali.

60. Le risorse individuate per militarizzare inutilmente le nostre città, fingendo di garantire una maggiore “sicurezza”, (100 milioni di euro stanziati in finanziaria per il Fondo per la realizzazione di iniziative urgenti occorrenti per la sicurezza urbana) potrebbero molto più efficacemente essere investite nella predisposizione di soluzioni abitative dignitose che consentano ai rom di abbandonare i campi in cui sono stati costretti a vivere sino ad oggi, in condizioni tali da suscitare il richiamo dell’Italia da parte dell’Unione Europea.

61. 50 milioni potrebbero confluire nel Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati per finanziare spazi di socializzazione interculturale e di autoorganizzazione dei giovani, attività di formazione, spazi di partecipazione alla vita istituzionale consultivi, ma non solo (se non ora quando una legge sul diritto di voto?).


SANITÀ

E' da tempo che la spesa sanitaria deve essere qualificata e migliorata, e con essa i servizi per il cittadino. Si tratta di un importante diritto costituzionale che deve essere salvaguardato e non può essere condizionato dal mercato e da logiche privatistiche. Colpendo sprechi, responsabilizzando le regioni, rivedendo le convenzioni con i privati servono interventi per far fronte ai nuovi bisogni.

Chiediamo:

62. Federalismo in sanità. Il federalismo in sanità, così come è stato attuato fino a oggi, ha permesso la diversificazione dei modelli sanitari regionali, ma ha anche causato enormi disparità di trattamento sul territorio nazionale. In assenza di contrappesi efficaci al livello nazionale, le disuguaglianze tra le regioni potrebbero crescere sempre di più. In questo contesto si propone di riconoscere ufficialmente la Carta europea dei diritti del malato da parte del Parlamento e del Governo e di utilizzarne i contenuti - così come è avvenuto di recente in 25 Paesi dell’Unione Europea - per valutare con un sistema omogeneo la qualità dell’assistenza. I 14 diritti in essa contenuti - resi veri e propri indicatori di qualità dei servizi – diventerebbero in tal modo parametri per misurare qualità e uniformità di accesso al servizio sanitario. La periodicità degli audit, inoltre, garantirebbe al livello nazionale un maggior controllo dei servizi erogati e, nel tempo, il perfezionamento del modello federale in atto (federalismo solidale).

63. L'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta che esamini lo stato delle convenzioni con le strutture private, che costituiscono una grossa fetta della spesa sanitaria e dei suoi sprechi ed abusi.

64. Fondi (120 milioni) per nuove unità spinali, per hospice, le unità di risveglio e per interventi a favore dei malati cronici.

65. L'incremento dell’attuale fondo previsto per la Legge 648/1996 al fine di promuovere l’inserimento di un maggior numero di farmaci off-label – fuori indicazione terapeutica - all’interno dell’elenco specifico, previsto dalla stessa Legge. In particolare si fa riferimento ai farmaci atti alla cura delle malattie rare e delle patologie oncologiche;

66. Il finanziamento e la revisione (ormai ferma da sei anni) dei Livelli Essenziali di Assistenza previsti dal D.P.C.M. Del 29 novembre 2001 (ad esempio inserendo l'assistenza odontoiatrica, gli screening neonatali allargati, l'assistenza farmaceutica per i pazienti affetti da patologie rare, le prestazioni anestesiologiche per gli esami diagnostici invasivi, l’anestesia epidurale per promuovere e garantire il parto senza dolore, etc...).

67. Il potenziamento della medicina del territorio in grado di rispondere 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, come primo canale di accesso al Servizio Sanitario Nazionale.

68. Il finanziamento e la revisione/integrazione delle patologie rare previsto dal Decreto 279 del 2001. Molte patologie rare non sono attualmente riconosciute e per questo motivo le prestazioni sanitarie non sono esenti dal pagamento del ticket. Chiediamo un intervento in questa direzione.


69. L'adeguamento delle indennità di invalidità civile (246 euro) e di accompagnamento (465 euro) rispetto all'attuale costo della vita, in modo tale da garantire pienamente le necessità per le quali sono erogate, nonché la semplificazione dei procedimenti amministrativi di riconoscimento dell'invalidità civile al fine di velocizzare l'accesso dei cittadini ai relativi benefici.


Liste di attesa

Aspettare per poter effettuare un esame diagnostico o un intervento in una struttura pubblica è quasi una costante del nostro sistema sanitario nazionale. Le cause sono diverse e alcuni passi avanti sono stati compiuti, ma si suggerisce di:

70. Garantire la piena e uniforme applicazione della normativa nazionale attraverso la destinazione delle risorse per un costante monitoraggio da parte delle Istituzioni e delle Organizzazioni civiche in particolare su tempi massimi, blocco delle prenotazioni, urgenze differibili entro 72 ore dalla richiesta, allineamento dei tempi di attesa istituzionali con quelli del canale intramurario;

71. La revisione dell’Accordo Stato-Regioni del 28 marzo 2006 “Piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa per il triennio 2006-2008” sottoponendo a tempi massimi di attesa un numero maggiore di tipologie di prestazioni sanitarie. La revisione della normativa dovrà avvenire tenendo conto dei pareri delle Organizzazioni di tutela del diritto alla salute maggiormente rappresentative.


Lotta alla corruzione

72. Alla luce dei numerosi episodi di corruzione oltre che di piccole e grandi illegalità si chiede di mettere in campo una serie di misure, come l’aumento della percentuale dei controlli sui DRG (portarli al 20%), in particolar modo rispetto alle strutture private convenzionate, e vigilare sugli appalti, incidendo sulle procedure di aggiudicazione, prevedendo un codice di regole, maggiore trasparenza delle procedure, cultura della concorrenza, controlli incrociati e sanzioni, oltre che modalità di coinvolgimento degli utenti.


Sviluppo economico, ricerca, lavoro, altra economia.

Si tratta di investire massicciamente sulla ricerca e di rilanciare gli interventi mirati nel Mezzogiorno. Si deve intervenire per un nuovo modello di sviluppo con al centro la qualità sociale e la sostenibilità ambientale. Maggiore ruolo deve essere dato all'altra economia.

Chiediamo:

SVILUPPO ECONOMICO, IMPRESE, INFRASTRUTTURE

73. Interventi nelle “aree sottoutilizzate”. La destinazione di 400 milioni di euro per sostenere investimenti di imprese e per la creazione di occupazione nel Mezzogiorno, con incentivi agli interventi che rafforzano iniziative di sviluppo locale e coesione sociale.

74. Lo stanziamento di 400 milioni per un programma di animazione sociale ed economica che porti all’erogazione di incentivi, crediti e finanziamenti agevolati. L’impatto previsto, sulla base dei dati disponibili, potrebbe essere di oltre 5.000 piccole imprese e circa 25.000 posti di lavoro legati all’economia locale.

75. La promozione di un programma di “piccole opere” per il Mezzogiorno che riguardi interventi integrati –sociali, ambientali, urbanistici- che possono andare dalla sistemazione della rete idrica locale, al recupero urbanistico dei piccoli centri, al risanamento ambientale di coste e aree montane.

76. L’adozione del software libero da parte di amministrazioni centrali e locali potrebbe portare risparmi molto ingenti. Si otterrebbe un risparmio attorno ai 2 miliardi di euro l’anno sui costi delle licenze (di cui 680 milioni solo per le soluzioni Microsoft). I vantaggi non sarebbero solo economici ma anche quelli di un’eccezionale strumento di trasparenza amministrativa e di controllo della spesa.

77. Il varo di fondi di social venture capital per piccole imprese sociali alimentati con i risparmi delle comunità di riferimento, agevolati con un incentivo fiscale per i sottoscrittori. Si tratta di una misura sul modello delle Community Development Finance Institutions (CDFI) inglesi, veri e propri fondi di investimento che mettono capitale di rischio nei progetti delle imprese sociali, alimentandosi con i risparmi dei cittadini della stessa comunità, i quali, in cambio, ottengono una detrazione fiscale del 5% di quanto investito.

78. Proponiamo inoltre di riassorbire i tagli contenuti in finanziaria sulla legge sull’editoria per un importo di 88 milioni.


RICERCA

79. Di elevare a 1000 euro netti al mese la borsa di dottorato e di garantirla a tutti i dottorandi per un periodo non superiore ai tre anni previsti. Si tratta di approssimativamente 13000 euro lordi all’anno per circa 35000 dottorandi per un totale di circa 150 milioni di euro.

80. Si propone di concedere un ulteriore credito d’imposta alle imprese che garantiscano l'assunzione di giovani ricercatori – sulla base di commesse ad università o ad istituti di ricerca o costituendo laboratori con chiarezza statutaria e contabilità separata - per un periodo fino a 18 mesi. Costo della misura 100 milioni per l'assunzione di 4000 ricercatori.

81. L'esenzione di università e centri di ricerca dalle imposte sui profitti. Attualmente università ed enti, ove svolgano attività contrattuali per terzi, in particolare attività di ricerca, sono tenuti a pagare l’IRES. E’ chiaro che ci si trova in presenza di risultati contraddittori rispetto all’obiettivo di far crescere i rapporti di ricerca tra università ed enti di ricerca e soggetti della sfera economica e sociale. L’effetto disincentivante è netto, in particolare viene frustrato ogni tentativo di usare i proventi da conto terzi per finanziare altra ricerca. Essendo questa operazione meramente una partita di giro per lo Stato, non risulterebbe nessun costo dall’esenzione dal pagamento, anzi un’espansione di tali attività potrebbe avere effetti positivi su altre basi imponibili (IVA, IRE, contributi...).


LAVORO

82. Un finanziamento di 1 miliardo di euro sotto forma di credito di imposta per le imprese che decidano di trasformare i co.pro in lavoratori dipendenti (con lo stanziamento previsto si regolarizzerebbero 250 mila co.pro).

83.La revoca dei provvedimenti (attenuazione delle sanzioni, ecc.) che indeboliscono e depotenziano le misure del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro approvato nella scorsa legislatura.

84. La revoca della reintroduzione del lavoro ad intermittenza (job on call) introdotto nella manovra finanziaria.

85. L'istituzione – stanziando 700 milioni di euro - di un’indennità sociale di disoccupazione fino a 6 mesi per tutti lavoratori che dopo sei mesi di contratto di collaborazione (a progetto o coordinata e continuativa) subiscano l’interruzione del contratto e si ritrovino senza occupazione stabile o altre forme di contratto di lavoro.

86. La cumulabilità tra assegno sociale e pensione contributiva per co.co.co e co.pro nella misura del 90%. Si propone una misura che per almeno i prossimi 10 anni non avrà un effetto sull’aumento di spesa pubblica: il diritto di cumulare per co.pro e co.co.co la pensione sociale e la pensione contributiva che secondo stime –dopo 30 anni di contribuzione ad una retribuzione lorda di 1000 euro al mese- potrebbe non superare l’importo della pensione sociale (e in questo caso sarebbe erogata solo l’ultima). Sarebbe un atto di giustizia e di equità che permetterebbe anche ai lavoratori subordinati di avere accesso ad una pensione degna, non perdendo i contributi versati in tanti anni di lavoro.


ALTRA ECONOMIA

(Economia solidale, finanza etica, editoria non profit ed associazionismo, microcredito, commercio equo e solidale, agricoltura biologica, Gas, ecc).

87. La promozione dei Distretti di Economia Solidale (DES) che rappresentano un nuovo importante strumento per mettere in rete esperienze e soggetti dell’”altra economia” attivi nel medesimo territorio. Si vuole sostenere con un finanziamento di 15 milioni di euro un programma pilota – attraverso finanziamenti vincolati all’accesso a strutture e servizi - per la creazione o sviluppo di almeno 100 Distretti di economia solidale, in almeno 10 regioni italiane.

88. Il sostegno ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) che attivano esperienze di approvvigionamento e di distribuzione di beni di consumo primario. La proposta – con appena 15 milioni di euro di stanziamento- è di sostenere la nascita dei GAS azzerando l’IVA sulle cessioni di servizi verso terzi e ottenendo agevolazioni statali per la copertura dell’IVA su acquisti di furgoni addetti alla distribuzione e finanziamenti fino al 25% del costo degli affitti per i magazzini utilizzati.

89. Il sostegno all'editoria non profit. Ci sono in Italia 6000 riviste di organizzazioni non profit che non hanno alcun intento commerciale e svolgono opera di informazione e comunicazione sociale. Queste riviste pagano l’IVA al 4% come le riviste e i mezzi di comunicazione a carattere commerciale. La proposta è di azzerare l’IVA, per permettere a queste testate di non essere gravate da un costo inutile e senza alcuna “ratio” rispetto alla mission di queste attività. Costo per l’erario, circa 10 milioni di euro.

90. La costituzione di un fondo di 25 milioni di euro per sostenere l’attivazione e l’animazione di 50 esperienze di mutue e altre forme societarie per il risparmio autogestito, dislocate in aree e territori attraversati da marginalità e disagio sociale per favorire processi comunitari di gestione del risparmio e di programmi di microcredito volti allo sviluppo locale e sociale.

91. Va previsto un incentivo per quei soggetti di finanza etica che svolgono l’istruttoria sociale e ambientale dei progetti economici. Ciò potrebbe tradursi in una deducibilità fiscale di queste spese. L’importo che graverebbe sul bilancio pubblico sarebbe intorno ai 20 milioni di euro.

92. Acquisti biologici nella Pubblica Amministrazione. Si propone l’introduzione dell’esenzione dall’IVA per gli acquisti di derrate e pasti con prodotti da agricoltura biologica fatti dalle Amministrazioni Pubbliche. Costo della misura: 20 milioni di euro.

93. Fondo per l'agricoltura biologica. Uno stanziamento triennale di 50 milioni di euro sul capitolo per il Fondo di sviluppo per l'agricoltura biologica vincolato alla realizzazione di un nuovo Piano d'Azione per l'Agricoltura biologica, con lo scopo di incrementare la domanda di prodotto biologico da parte dei consumatori, sia migliorando il sistema dell’offerta da parte dei produttori. La copertura di questo finanziamento può essere data dalla riduzione del contingente di carburanti defiscalizzato (250.000 tonnellate di biocarburante per 200 milioni di euro di spesa).

94. Promozione del fair trade e “Social Public Procurement”. Si propone di incentivare l’inserimento di prodotti Fair Trade negli appalti pubblici (comuni, ospedali, scuole, ecc…) andando oltre la scelta volontaria dell’ente, come avviene attualmente. Il modello di riferimento è quanto avvenuto nella finanziaria del 2000 in relazione ai prodotti biologici (art. 59 “sviluppo dell’agricoltura biologica e di qualità”, Legge 488/99). Costo della misura: 20 milioni di euro.

95. Riduzione IVA caffè commercio equo. Con una somma molto limitata - 5 milione di euro - si potrebbero finanziare i prodotti del commercio equo e solidale portando l’IVA dal 20 al 10%, in particolare iniziando dal caffè per tutti quegli importatori che accettano il prezzo fissato dal Coffee International Register.

96. Incentivi a produzione legno eco certificato. Si propone di introdurre una agevolazione fiscale, sottoforma di sconto d’imposta a favore delle imprese del settore legno e carta che utilizzino materia prima eco-certificata o proveniente dal recupero dei rifiuti dotate di adeguata certificazione rilasciata da enti terzi e internazionalmente riconosciuta. L’onere di questa misura è stimato in 25 milioni di euro.

97. Programma nazionale di prevenzione ed educazione alimentare. Chiediamo quindi che nell’ambito della manovra finanziaria si preveda di destinare almeno 5 milioni per la realizzazione di un programma nazionale di prevenzione sanitaria basato sull’educazione alimentare e l’orientamento ai consumi che sia incentrato sulle produzioni biologiche e locali.


COSTI DELLA POLITICA E PARTECIPAZIONE

98. Proponiamo di ridurre il costo medio per parlamentare (indennità, rimborsi, servizi collegati, ecc.) allo stesso livello di quello spagnolo. Per costo medio si intende il complesso di spese sostenute per varie voci: indennità, contributi spese, previdenza, servizi generali, agevolazioni varie ecc. Ricordiamo che Camera e Senato duplicano una serie di servizi che offrono lo stesso prodotto: uffici stampa, servizio studi, servizi bancari, ecc. In Spagna il costo medio per Parlamentare è di 257 mila euro, in Italia di 1 milione e 531 mila euro. Se si riducessero tutti i costi relativi alle attività parlamentari (dalle indennità che in Spagna – 4731 euro mensili - sono 1/3 di quelle italiane ai vari servizi connessi alle attività parlamentari) allo stesso livello della Spagna il risparmio dei costi sarebbe di circa 1 miliardo 184 milioni di euro.

99. Il finanziamento pubblico per i partiti italiani è tra i più alti del mondo. Tra rimborsi per le spese elettorali e finanziamento ai gruppi parlamentari, i fondi pubblici per i partiti possono arrivare fino a 288 milioni di euro l’anno (poco più di 196 per i rimborsi elettorali e poco più di 92 per i gruppi parlamentari).

Proponiamo la riduzione del finanziamento pubblico adottando un sistema di finanziamento simile a quello tedesco che fissa un limite massimo di 133 milioni per il finanziamento pubblico. Questo farebbe risparmiare 155 milioni di euro l’anno.

100. Sono milioni i cittadini che fanno politica anche al di fuori dei partiti: in associazioni, comitati, movimenti, ma anche in modo isolato attraverso forme di democrazia diretta e partecipata. Quello che si vuole proporre è di creare un “fondo per la politica partecipata” per lo sviluppo di forme di partecipazione e democrazia diretta. Questo fondo non dovrebbe tradursi in erogazioni finanziare dirette, ma andrebbe a finanziare direttamente servizi offerti ai soggetti e alle forme di politica diffusa: abbattimento dei costi delle sedi e delle utenze, acquisto di spazi sui media e di spazi radio-televisivi ad hoc, attività promozionali, rimborsi spese per l’organizzazione di iniziative di democrazia diretta previste dal nostro ordinamento (costi di raccolta di firme e presentazione di proposte di legge o delibere di iniziativa popolare, referendum locali, iniziative di bilancio partecipativo, istituzione di difensori civici, ecc.) Il costo di questo fondo - in via sperimentale - sarebbe di 200 milioni di euro per il primo anno.

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