Acqua: cosa fanno con i soldi delle nostre bollette?


A cura del Comitato cuneese Acqua Bene Comune

Nell'attesa di conoscere come proseguirà l'attuazione del cronoprogramma che dovrebbe portare nel corso del 2016 alla scelta del gestore unico per il servizio idrico integrato in tutta la provincia, abbiamo cominciato ad esaminare i bilanci dell'Ente di Governo dell'Ambito Idrico n.4 del Cuneese (Egato4) e dei gestori.
Un'operazione non semplice, ma che ha evidenziato fatti davvero sorprendenti ...

Abbiamo un ente che si è sempre lamentato di non avere i mezzi per ben operare e che accetta passivamente di non ricevere quanto dovuto (che gli permetterebbe di meglio funzionare) e gestori che, con i soldi incassati dalle bollette, non fanno gli investimenti previsti nel settore idrico ma riescono a farne altri piuttosto discutibili.
E' il caso di due società del Gruppo Egea: Tecnoedil, che opera nell'Albese e nel Braidese, e Alpi Acque che gestisce il territorio Fossanese, Saviglianese e Saluzzese. Alpi Acque ha investito 31.500 € nel capitale sociale della controllata Alpi Ambiente che ha come unica attività la gestione di un impianto di trattamento e smaltimento di reflui solidi e liquidi nel comune di Fossano.

L'azienda ha anche acceso a favore di Alpi Ambiente un leasing, del quale il bilancio non riporta l'ammontare, destinato all'acquisto di tutti i macchinari necessari per l'impianto sopracitato. Ancora più sorprendente è quanto emerge dall'esame del bilancio di Tecnoedil: ha investito 1.078.000 euro nel capitale sociale di Roero Park Hotel che gestisce una struttura alberghiera nel comune di Sommariva Perno.

Il valore di queste quote è stato svalutato quasi interamente e la società, che dal 2008 ha prodotto paurose perdite, ha beneficiato di ulteriori prestiti da parte di Tecnoedil per 1.490.000 €. Tecnoedil ha poi ricevuto in modo ancora più corposo, da parte della capogruppo Egea, un finanziamento non postergato di 13.400.000 del quale non viene indicato l'utilizzo, ma temiamo che almeno in parte sia stato destinato a coprire queste perdite.

Inoltre queste due aziende, insieme all'altra consociata Alse, intrattengono con la capogruppo Egea e con altre consociate, numerosi rapporti finanziari e di esecuzione lavori regolati da contratti infragruppo che rispondono a una identica logica di profitto e che non sono sottoponibili a controlli esterni di terzi indipendenti.
Come molti utenti sanno sulle bollette dell'acqua si paga un supplemento dell'1,5% destinato al funzionamento dell'Egato e un altro dell'8% destinato alle attività di protezione idrogeologica dei territori montani. Sull'entità di queste cifre esistono rilevanti discordanze tra le cifre indicate nel bilancio dell'Egato e quelle indicate dai gestori. Pesantissimi sono i debiti che questi hanno accumulato negli anni, nonostante la convenzione imponga precisi tempi per i versamenti.

Fatto ancora più grave, dalla relazione allegata al bilancio di Egato4 si evidenzia che gli investimenti nel SII eseguiti dai gestori sono stati nel 2013 meno del 60%, nel 2014 circa il 70% e nel 2015 si dovrebbero assestare a meno del 30% rispetto a quelli previsti nel piano d'ambito. La relazione però non fornisce il dettaglio per ogni singolo gestore. Grazie ad un approfondito esame dei bilanci dei gestori siamo riusciti a scoprire che Alpi Acque, Tecnoedil, Acque Potabili e Mondoacqua sono fortemente sotto il 60%, mentre Acda ne eseguirebbe il 100%. Eppure la Conferenza dei Rappresentanti dell'Egato4, nella quale siedono i rappresentanti delle varie aree della provincia, ha approvato tutto all'unanimità, senza che nessuno dei conferenzieri chiedesse neppure un chiarimento.

Se il settore idrico è così appetibile per le aziende private è soprattutto perché il rientro degli investimenti è totalmente assicurato dalle tariffe degli utenti. Ed è nel servizio idrico che tali ricavi vanno spesi.
Di questi è di altri elementi emersi dall'esame dei bilanci abbiamo chiesto chiarimenti all'Egato4.

Diffondiamo questi dati al semplice fine di informare i cittadini di quello che comporta la sottomissione del SII alle regole del mercato, nella speranza che tali fatti convincano anche gli amministratori a scegliere una gestione pubblica e partecipata.

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