
Si è tenuta giovedì 13 novembre, presso il Museo A come Ambiente (MAcA) di Torino, la presentazione del Rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente. Le cifre sono decisamente chiare: nel 2024, in Piemonte sono stati registrati 1.659 reati ambientali (+22,07% rispetto al 2023), con 1.638 persone denunciate (+29,79%) e 231 sequestri (-2,12%). Le province con i valori assoluti più elevati risultano essere Cuneo, con 356 reati (+61,08% rispetto all’anno precedente), Torino con 332 (+14,88%) e Alessandria con 159 (39,47%). In particolare, Torino concentra quasi la metà dei sequestri regionali (107 su 231), seguita da Alessandria e Cuneo...
Nelle altre province i numeri si mantengono più contenuti: il Verbano-Cusio-Ossola ha registrato 101 reati, Novara 97, Asti 82, Vercelli 62 e Biella 52 (i dati provinciali non comprendono quelli relativi alle attività svolte dai Comandi Carabinieri della Tutela ambientale e sicurezza energetica, Tutela del Lavoro e Patrimonio culturale perché disponibili solo su base regionale). L’analisi delle diverse filiere dell’illegalità ambientale fa emergere il forte incremento nel 2024 dei reati relativi alla gestione dei rifiuti (681 illeciti penali, + 46,2% rispetto al 2023) e del 21,6% di quelli relativi al ciclo illegale del cemento, con 649 reati. In entrambi i casi, la crescita è superiore all’incremento medio registrato in tutto il Paese. Restano stabili invece i reati contro gli animali, che sono stati 164.
“Il Rapporto Ecomafia 2025 ci consegna un dato chiaro: i crimini ambientali in Italia crescono. Nel 2024 abbiamo registrato oltre 111 reati al giorno, per un giro d’affari da 9,3 miliardi di euro. Non sono numeri astratti: sono ferite sul territorio, sono ostacoli alla transizione ecologica. – ha dichiarato Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Il Piemonte non è immune: 1.659 reati, +22% rispetto al 2023. Settori più colpiti? Ciclo dei rifiuti (+58%) e ciclo del cemento. Province più esposte: Cuneo, Torino, Alessandria. Dietro questi dati ci sono discariche abusive, cantieri irregolari, incendi sospetti. E, in alcuni casi, infiltrazioni mafiose. La nostra posizione è netta: senza legalità non c’è giustizia ambientale e sociale. Chiediamo il recepimento immediato a livello nazionale della direttiva europea sui crimini ambientali. In Piemonte, perciò, serve fare la nostra parte. Serve una rete forte tra forze dell’ordine, istituzioni, imprese e associazioni interessate. L’obiettivo di oggi è quello di avviare un tavolo di lavoro tra tutti questi attori per poter aumentare l’attività di monitoraggio sul nostro territorio e la consapevolezza e la conoscenza di questi fenomeni. Il Rapporto non è solo un elenco di reati: è un appello alla responsabilità. Noi oggi scegliamo la parte della legalità, della giustizia, del futuro.”
“La crescita dei reati ambientali in tutta Italia, che nel 2024 sono stati oltre 40mila, alla media di 4,6 ogni ora deve sicuramente preoccupare ma è anche il frutto dello straordinario lavoro di tutte le forze dell’ordine - ha concluso Enrico Fontana, Responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente – che deve essere rafforzato, insieme all’attività della magistratura. Al governo e al Parlamento chiediamo di garantite risorse adeguate e di approvare le riforme che mancano, a partire dal recepimento entro maggio 2026 della nuova direttiva europea per la tutela penale dell’Ambiente. Dal Piemonte è arrivato oggi pomeriggio un segnale forte sul gioco di squadra che deve coinvolgere tutti nella lotta all’ecomafia”.
LE 11 PROPOSTE PRESENTATE DA LEGAMBIENTE:
Recepire quanto prima la direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente;
Inserire nel titolo IX bis del Codice penale, “Dei delitti contro gli animali”, i delitti contro la fauna e le specie protette, dal bracconaggio ai traffici illeciti, come prevede la direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente;
Approvare il disegno di legge che introduce nel Codice penale i delitti contro il patrimonio agroalimentare, inserendo un reato specifico con sanzioni adeguate per chi produce, commercia e utilizza pesticidi illegali.
Adottare un piano adottare un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio, che preveda l’aumento delle risorse per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare a Comuni, autorità giudiziaria e Prefetture; l’estensione del potere sostitutivo delle Prefetture (art.10-bis, legge 120/2020) alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell’approvazione della norma; sanzioni penali adeguate per i dirigenti comunali che omettono di adottare i provvedimenti previsti nei casi di abusivismo edilizio e per i funzionari delle aziende erogatrici di servizi che stipulano contratti, in violazione della normativa vigente, con proprietari di immobili costruiti illegalmente.
Avviare da parte della Commissione parlamentare antimafia un’indagine conoscitiva sul fenomeno dell’abusivismo edilizio e sulle connessioni
Rivedere il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata”
Inserire tra i cosiddetti reati presupposto per cui scatta l’applicazione della legge 231/2001 sulle responsabilità amministrative/penali delle persone giuridiche (enti e imprese), l’art. 452-terdecies del Codice penale (omessa bonifica), come già avviene per tutti gli altri delitti ambientali previsti dalla legge 68/2015
Estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo dall’art. 423 bis del Codice penale a qualunque incendio di vegetazione (non solo i boschi e i pascoli) all’interno delle aree di maggiore importanza per la biodiversità (siti Natura 2000, parchi, riserve e aree sottoposte a vincolo paesaggistico) e aggravare la fattispecie colposa, per consentire l’arresto in flagranza, oggi non obbligatorio;
Introdurre l’associazione a delinquere (art. 416 del Codice penale) e i delitti contro l’ambiente (Titolo VI-bis), tra quelli per cui non è previsto l’interrogatorio preventivo (art. 291, comma 1-quater del Codice di procedura penale) e inserire gli stessi delitti ambientali, insieme a quello di incendio boschivo (423-bis del Codice penale), considerata la loro gravità e complessità, tra quelli per cui non scatta alcun automatismo in materia di improcedibilità;
Rimuovere la clausola dell’invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista nella legge che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, destinare al potenziamento delle attività di controllo delle Agenzie regionali e provinciali tutte le somme riscosse dalle Agenzie grazie alla parte VI bis del Testo unico ambientale (D. Lgs.152/2006) e provvedere all’emanazione del decreto ministeriale sui nuovi importi a carico del contravventore per le attività di prescrizione ed asseverazione tecnica;
Garantire l’accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, iscritte nel registro unico nazionale del Terzo settore e impegnate di fronte a qualsiasi autorità giudiziaria in qualsiasi grado di giudizio nel perseguimento dei propri fini statutari, recependo le indicazioni contenute nell’art. 15 della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente.

