Ciao Carlin, compagno di strada

È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza.” Lo scriveva, in un editoriale del 2011, Carlo Petrini, co-fondatore del Forum Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori, nato pochi mesi dopo a Cassinetta di Lugagnano...

Era il 18 gennaio 2011 e sul quotidiano “La Repubblicatroviamo un editoriale di Carlo Petrini, “anima” visionaria di Slow Food, dal titolo “Basta con le ruspe salviamo l’Italia“. Inutile spiegare – oggi – che quell’articolo parlava di terreni agricoli morti, di cemento in perenne avanzata, di suolo che fa gola a potentati edilizi che persistevano nel non mollare l’osso e sembravano passare indenni qualsiasi ostacolo.

Carlo Petrini è il nostro amico di sempre, quel ragazzo diventato uomo e con la barba inseparabile; proprio lui, quello che arriva da Bra e ci ha insegnato che chi semina utopia raccoglie realtà. Bella questa frase, gli avevamo detto una volta, sicuramente è di Eduardo Galeano. No, ci rispose, è di Carlin, che sono io.

Carlin Petrini, uomo dalla forza trascinante e dal sorriso disarmante, doti che lo hanno fatto amare-conoscere-invidiare-temere dal mondo intero. Uomo che custodiva, come sigillata al suo interno, la saggezza del vecchio contadino che ti guarda e senza parlare ti fa capire “Ma come, non hai ancora compreso da dove vieni e dove vai?”.

Quell’articolo ad un certo punto diceva: «Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la già citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d’accordo e disposti a unire le forze. È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi attorno: c’è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l’anima, tutti i giorni».

Gino e Virginia Scarsi, Beppe Marasso, Domenico Finiguerra, Alessandro Mortarino e tanti altri non arrivarono alla fine della lettura, il tam-tam rapido e vorticoso delle mail era già rovente e si concludeva con una frase condivisa: dobbiamo parlargli. Subito. Imperativo. Obiettivo: costituire un Forum nazionale per salvare il paesaggio e difendere i territori. Un Forum “cugino” di quello dei Movimenti per l’Acqua. capace in quei mesi di portare alle urne la maggioranza degli elettori italiani per dire, a suffragio referendario, che l’acqua non è una merce ma un bene comune e non si deve toccare. Più. 

Ora era la volta della terra, parola magica per dire suolo, paesaggio e territori.

Tutto il resto lo conosciamo già e bene, Carlin salì sulla suolo-flotilla e fu con noi nella trascinante assemblea di fondazione, assieme a 600 persone nel freddo – eppure caldissimo – anfiteatro all’aperto lungo il Naviglio di Cassinetta di Lugagnano. Da cui la flottilla salpò per navigare ancora oggi verso una meta che sappiamo continuare ad essere la stessa meta di Carlin. Ancora e sempre ritto sulla nostra tolda ad osservare in lontananza l’orizzonte, in bocca parole dolci pronte a sfiorare le sue labbra per ricamare il suono di un esito atteso: “Terra. Terra in vista…”.

Tratto da: https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2026/05/ciao-carlin-compagno-di-strada/

 

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