di Mario Pianta*.

L’epidemia di coronavirus sta cambiando rapidamente condizioni sanitarie, abitudini di vita, relazioni sociali e attività economiche. L’Organizzazione mondiale della sanità riporta nei primi 52 giorni dell’epidemia 133 mila contagi e 5000 morti nel mondo; il numero di nuovi contagiati per ogni persona infetta è stimato tra 2 e 4; a livello mondiale siamo ancora in una fase di crescita esponenziale dell’epidemia; in Cina, dove il virus è partito, sembra che il contagio si sia fermato dopo aver raggiunto gli 81 mila casi; in Italia – il secondo paese più colpito con 15 mila casi – l’epidemia non rallenta ancora. In molti degli altri 123 paesi contagiati le prospettive sono di una rapida diffusione...

L’appello dei ragazzi di #FridaysForFuture e degli scienziati del clima sulla rinascita post-Coronavirus. “Le crisi sono due. Ma la soluzione è una sola.”

Cara Italia,
ascolta questo silenzio.
La nostra normalità è stata stravolta e ci siamo svegliati in un incubo. Ci ritroviamo chiusi nelle nostre case, isolati e angosciati, ad aspettare la fine di questa pandemia. Non sappiamo quando potremo tornare alla nostra vita, dai nostri cari, in aula o al lavoro. Peggio, non sappiamo se ci sarà ancora un lavoro ad attenderci, se le aziende sapranno rialzarsi, schiacciate dalla peggiore crisi economica dal dopoguerra...

di Sergio Motolese.

Il Covid-19 non genera solo sintomi individuali in chi lo contrae ma anche sintomi sociali i quali, dopo una fase di incubazione abbastanza breve, sono ora chiaramente conclamati. Di una sempre più evidente dittatura sanitaria ho già trattato in questa sede, ed essa traina le altre due: il pensiero unico, da un lato, e il predominio incontrastato della tecnologia sull'uomo, dall'altro. Il combinato disposto di questi tre “sintomi”, di queste tre dittature, rende la malattia dell'organismo sociale altrettanto grave al pari di quella individuale...

di Marco Bersani, Attac Italia.

La profondità della crisi sistemica, evidenziata dall’epidemia Covid19, si manifesta nella considerazione con la quale le istituzioni tengono conto dei diritti delle bambine e dei bambini. Non vi è alcuna traccia di loro in nessuno dei molteplici decreti, prodotti a ripetizione dal Presidente del Consiglio, e, quando se ne parla, è esclusivamente in senso negativo, una continua prolusione su quello che non possono e non devono fare.
Così, delle bambine e dei bambini sappiamo solo che non possono andare a scuola, non possono fare una passeggiata con i loro genitori, non possono andare al parco a prendere una boccata d’aria.
Cosa possano fare è problema esclusivo delle loro famiglie e non riguarda in alcun modo la società e le istituzioni...

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