Il mondo siede su due bombe: la crisi ambientale e quella sociale. Per uscirne, occorre imboccare la strada della sobrietà: uno stile di vita - personale e collettivo - più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali. La sobrietà è più un modo di essere che di avere. E' uno stile di vita che sa distinguere tra i bisogni reali e quelli imposti. E' la capacità di dare alle esigenze del corpo il giusto peso senza dimenticare quelle spirituali, affettive, intellettuali, sociali. E' un modo di organizzare la società affinché sia garantita a tutti la possibilità di soddisfare i bisogni fondamentali con il minor dispendio di risorse e produzione di rifiuti. In ambito personale, la sobrietà si può riassumere in dieci parole d'ordine: pensare, consumare critico, rallentare, ridurre, condividere, recuperare, riparare, riciclare, consumare locale, consumare prodotti di stagione ...
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Con l’aiuto delle parole di Anna Maria, un’amica di Roma, provo a raccontarvi una storia …
Alcune note ai margini del Seminario organizzato dall'Associazione Dendros e tenutosi in Aprile a Canelli.
Gli amici dell'A.S.C.I. (Associazione per la Solidarietà alla Campagna Italiana) ci hanno messo a disposizione questo documento che a noi pare molto importante: una specie di “rivoluzione copernicana” che riassume i punti nevralgici di un possibile rovesciamento del rapporto tra agricoltura e industria, tra crescita e natura, tra libertà e futuro.