Imagedi Silvana Bellone.

La memoria è importante: il ricordo di tempi andati, di tempi difficili, dà la forza per andare avanti con rinnovata fiducia. L'8 dicembre del 1944, a Loreto di Costigliole d'Asti, una bambina di 8 anni si trovava in chiesa; era la festa dell'Immacolata, con lei c'era il fratello, un ragazzo di 18 anni. All'uscita, però, una brutta sorpresa: era iniziato il rastrellamento da parte dei tedeschi e il ragazzo, con molti altri uomini e giovani, fu caricato su un camion militare e portato via ...

Imagedi Silvana Bellone.

Due righe sul "Corriere della sera", a trent'anni dalla tragedia dei desaparecidos e dopo due anni di processo, dicono: “in Argentina è arrivata l'ora della giustizia, sono stati condannati all'ergastolo per crimini contro l'umanità 12 dei 17 militari accusati di 85 delitti commessi nella scuola navale dell'Esma. Il più grande centro di detenzione clandestina di Buenos Aires durante la dittatura (5.000 vittime); carcere a vita per l'uomo simbolo delle atrocità dell'Esma: l'ex ufficiale di marina argentina Alfredo Astiz, soprannominato l'angelo della morte” ...

Si è avviata la raccolta di firme per una petizione che chiede al Presidente della Repubblica e a tutti i parlamentari italiani di rivedere la legge sui testimoni di giustizia per garantire loro lavoro e sicurezza.

Queste persone, che a differenza dei collaboratori di giustizia non hanno commesso reati associativi su cui concordare le pene, rischiano la loro vita per aver avuto il coraggio di rompere il silenzio.

ImageSpunti di riflessione sul 15 ottobre, di Marco Bersani (Attac Italia).

La giornata del 15 ottobre avrebbe dovuto essere l’inizio di un percorso collettivo di mobilitazione sociale contro la crisi e la macelleria sociale imposta dai diversi Governi e dalla Bce, dai grandi capitali finanziari e dalle multinazionali. Avrebbe dovuto essere un primo momento di accumulazione di energie prodotte dalla conflittualità sociale messa in campo in questi anni, capace di erodere profondamente il consenso al pensiero unico del mercato e alle politiche liberiste degli ultimi decenni, come la straordinaria vittoria referendaria dello scorso giugno ha dimostrato. Così non è stato: centinaia di migliaia di persone non hanno potuto concludere la manifestazione nazionale in piazza S. Giovanni e hanno dovuto subire una giornata di scontri che non avevano scelto ...

Imagedi Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento.

Dopo aver raccolto più informazioni possibili, mi permetto di fare alcune considerazioni sul triste epilogo della manifestazione del 15 ottobre a Roma: come già a Genova nel 2001, l’esito era facilmente prevedibile. Gli ingredienti, più o meno, sono gli stessi. Una grande massa di persone desiderose di manifestare le loro giuste rivendicazioni, il centro di una città come scenografia, la polizia mandata in forze a presidiare, e un manipolo di guastafeste capaci di tutto. Per far scattare la trappola, basta poco: il lancio di un sanpietrino, un bancomat fracassato, una vetrina sfasciata, e il gioco è fatto. Non serve, poi, dissertare se il blocco nero da cui è partita la provocazione era quello della polizia o quello con i passamontagna. I caschi sono gli stessi, cambia solo il colore, come sui campi da rugby. Il problema, perciò, non è la polizia, e non sono nemmeno i cosiddetti black bloc ...

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