Questo potrebbe essere un accorato, semplice e sincero appello a tutti i colleghi giornalisti astigiani. Ma, anche, a tutti i lettori delle pagine locali dei giornali astigiani.Le nostre società stanno esplodendo e la ricerca della “Sicurezza” è diventata la prima apparente necessità di chiunque: semplice cittadino o amministratore pubblico, colto o rozzo, di destra o di sinistra, settentrionale o meridionale, facoltoso o proletario, giovane o anziano ... In suo nome si sciolgono governi e si eleggono nuovi difensori della collettività, si emanano editti, si promulgano leggi, si scatenano pogrom. E si individuano – spesso “a prescindere” - colpevoli di massa ...
Ma questa mania della sicurezza quanto dipende dall'influenza dell'informazione quotidianamente erogata dai media ? Quanto incidono sulle opinioni delle persone quei titoli, occhielli e cronache urlate che – da troppo tempo, senza che la nostra indignazione si sia fatta sentire e valere – puntualmente annunciano il fatto di “nera” causato da “un romeno, due marocchini, un gruppo di senegalesi, una coppia di rom, un giovane musulmano, una banda di albanesi” ... ?
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Per capire come sta cambiando una città come Asti, c'è un modo molto semplice di approcciare un'analisi empirica ed effettuare una sperimentazione sul campo: muoversi con l'autobus partendo da un qualunque angolo della periferia e dirigersi, poi, a piedi verso il mercato di piazza Catena.
In questi giorni l'Asti Social Forum ha lanciato una proposta a tutte le cittadine, i cittadini, le Associazioni e i Comitati della nostra provincia desiderosi di provare a sviluppare una forma nuova di azione sociale e politica comune, al di fuori dai Partiti. La proposta deriva dall'analisi di un periodo di estrema difficoltà e pericolo a livello mondiale e dalla condivisione di un testo che non è un appello né tanto meno un documento. E' una lettera, che varie persone hanno pensato fosse utile scrivere, correggere, riscrivere ed emendare o semplicemente condividere. Tutto è stato fatto in pochi giorni, la settimana scorsa. Si sentiva un’urgenza: suggerire che, di fronte a quel che sta cadendo addosso a noi cittadini, comunità, società civile o movimenti (ognuno usi il termine che vuole), c’è la possibilità non solo di resistere, ma di cominciare a fondare da subito un altro genere di politica.
La sbornia elettorale pare essersi esaurita e i consuntivi ci regalano un'Italia parlamentare rigidamente in mano alle destre e totalmente priva di rappresentanza per la sinistra radicale. L'amministrazione provinciale astigiana non si discosta di molto.
Ha scritto una volta Eduardo Galeano: "L'utopia è all'orizzonte; quando faccio due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e lei è più lontana di dieci passi: a che serve l'utopia ? Serve a questo: a camminare".